«THE DAWN - Miss Chain & the Broken Heels» la recensione di Rockol

Miss Chain & the Broken Heels - THE DAWN - la recensione

Recensione del 18 mag 2013 a cura di Marco Jeannin

La recensione

I dischi sono fatti per essere ascoltati. Dall’ascolto poi, ognuno trae le proprie conclusioni: bello, brutto, pensavo meglio, pensavo peggio… l’ho trovato così e cosà. Per farsi un’idea però, è necessario e fondamentale, appunto, ascoltarli. Ora, l’idea che io mi sono fatto su “The dawn” dei Miss Chain & The Broken Heels, dopo tanti, tantissimi ascolti, è che questo, prima di essere bello o brutto, è un disco fatto… per essere ascoltato. Viste le premesse, sembra un’ovvietà; come dire che il cibo è fatto per essere mangiato. Come sempre sono le sfumature a fare la differenza. Nel caso dei Miss Chain, le melodie; il vero motivo per cui una volta terminato l’ascolto si riesce a rimettere tutto da capo e ricominciare. Una, due, dieci volte. E, garantito, non si perde un centesimo della freschezza della prima volta. “The dawn” è un disco power “(inserire qui il genere che più calza)” perché ripieno di energia in senso letterale: punk, country, rhythm‘n‘blues; e tanto, sano, spirito pop. Ecco perché ascoltarlo è un gran piacere, ed ecco perché i Miss Chain sono finiti sulle pagine di The Observer, la nostra rubrica dedicata agli emergenti.



Undici pezzi della durata media di due minuti e mezzo; asciutti e diritti al punto. C’è un bel chorus? Costruiamoci intorno un bel giro e mettiamolo in piazza. Così si fa! Così nascono pezzi come “Calcutta” e “It’s gone”, per come la vedo io le due punte di diamante del disco. Ripeto, non per chissà quale motivo; semplicemente, al trentesimo ascolto, questi due ne garantiscono almeno altrettanti, senza sforzo. Ma vale anche per il resto, sia chiaro: il disco ha una “giocabilità” davvero invidiabile, e questo perché i Miss Chain sono stati abbastanza bravi da capire che la sintesi era il loro forte, e che il loro sound era perfetto per questo tipo di produzione, l’ennesima firmata all'ormai onnipresente (e garanzia di qualità) Pierluigi Ballarin (ex The R's) al T.U.P. Studio di Brescia. “The dawn” arriva dopo due settimane in cui i nostri si sono chiusi in studio a registrare in presa diretta, su nastro, puntando tutta la loro attenzione sulla costruzione di un suono che fosse in grado di rendere giustizia a quell'impellente voglia di fare power pop alla vecchia maniera, dal sapore deciso. Missione compiuta e tanti saluti a tutti. Sarà che ormai Astrid, Silva, Franz e Brown hanno una certa esperienza (quattro singoli in piena ristampa, un altro disco che ancora ha cose da dire e due tour negli Stati Uniti), e sanno cosa vogliono quando entrano in studio. Di certo, un album come questo non nasce per caso.

“Lazy tide”: un minuto e zero tre senza una sbavatura; una perlina pop psichedelica. “The dawn is me”, opening track solare e briosa. “There’s a ghost”, vintage pop da spiaggia con un bell’organetto di fondo che, in una primavera di pioggia come questa, fa rimpiangere la canicola più di una sorsata di Estathé. “Don’t look back”, velatamente malinconia, è il trionfo di Miss Astrid, pin up da ritrarre sulla prua di un cacciabombardiere statunitense parcheggiato fuori da una tavola calda stile anni Cinquanta dove i frappè vengono serviti da un tizio con cappellino a busta, grembiule fino ai piedi e camicia righe rosse e bianche, mentre una squinzia di nome Dolores prende le ordinazioni masticando un chewing-gum a bocca aperta e aggancia i clienti sfilandosi la matita dai capelli accompagnando il movimento con un rassicurante quanto sexy “cosa ti servo tesoro?” pronunciato a tutta velocità. Idem “Tell me why”. E “Little boy”, che ha pure un bell’assolino in mezzo. E tutte le altre, senza eccezione.

“The dawn” (e di rimando i Miss Chain & The Broken Heels) ha stile, classe, e gran gusto. E’ un disco fatto per essere ascoltato.
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