«MODERN VAMPIRES OF THE CITY - Vampire Weekend» la recensione di Rockol

Vampire Weekend - MODERN VAMPIRES OF THE CITY - la recensione

Recensione del 18 mag 2013 a cura di Rossella Romano

La recensione

I vampiri sono tornati, e lo hanno fatto in pompa magna. Non si parla degli esseri mitologici che sopravvivono nutrendosi di sangue ma del noto quartetto newyorkese che, de questi personaggi, è sempre stato palesemente affascinato. Il nuovo lavoro in studio dei Vampire Weekend si intitola "Modern vampires of the City", dove la City richiama New York, metropoli che ha visto i quattro musicisti muovere i primi passi nel mondo musicale. Un disco che vira tra la musica classica e sonorità pop/rock contemporanee: "Durante la scrittura dei brani ho ascoltato molta musica classica: Bach, Beethoven, Chopin e penso si senta nelle melodie delle nuove canzoni. Mi ha ispirato anche John Lennon, in particolare i dischi che ha realizzato dopo i Beatles”, ha detto Rostam a Rockol. E tutto ciò è forte e chiaro. Al di là dei motivetti accattivanti, che avevano caratterizzato anche il precedente "Contra" del 2010, questo album risplende di luce propria, grazie alla sua struttura ritmica, sapientemente costruita dal gruppo e i testi brillanti, tra ironia e stralci di vita reale.
Il nuovo lavoro si apre con "Obvious bicycle", una ballad leggera e soave, giusto per dare il benvenuto a chi ascolta. "Il giusto inizio", proprio come ci ha raccontato il tastierista. Si cambia subito ritmo con "Unbelivers": incalzante, con un tempo ben scandito da percussioni ed un organetto che si sente in sottofondo, dissacrante come il testo del brano: "Io ti amo ma tu ami il mare" canta Ezra, I sentimenti lasciano un sapore agrodolce su una melodia vagamente anni sessanta.




Si prosegue con "Step", una canzone dalla ritmica suadente: pop ben dosato, batteria che scandisce il tempo ed effetti elettronici che rendono il brano sognate. "Diane young" è il singolo scelto per presentare il disco: è tra i pezzi più ritmati ed energici, vagamente anni 80 per i richiami dance e dal synth molto spinto. Una canzone che ben rispecchia la goliardia dei Vampire Weekend.
"Don't lie" e "Hanna hunt" sono delicate più che mai: entrambe dai suoni carezzevoli, parlano di sentimenti in maniere semplice e diretta. Si fanno notare, nel disco, "Finger back" e "Ya hey": la prima velocissima e ritmicamente molto ben costruita, è la canzone più nelle corde dei Vampire di tutto il disco. Si avvicina molto all'idea di "Holiday", contenuta in "Contra".
"Ya hey" parla della dualità che si può ritrovare in ogni cosa. "Nessuna delle due parti è necessariamente quella giusta, entrambe ti attraggono e cercano di essere scelte", ci ha raccontato Rostam. Il disco si avvia verso la conclusione con "Hudson", dal sapore solenne, con la sua marcetta e il ticchettio di un orologio in sottofondo.
L'ultimo brano della tracklist è "Young lion", pezzo da un solo verso ripetuto, un vero e proprio mantra: "Take your time young lion". Un suggerimento da cogliere al volo, i risultati, poi, parlano da soli.
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