«FRANKENSTEIN - Enrico Ruggeri» la recensione di Rockol

Enrico Ruggeri - FRANKENSTEIN - la recensione

Recensione del 07 mag 2013 a cura di Paola De Simone

La recensione

“Frankenstein” è la storia di un creatore e della sua creatura, ma se leggete bene, è anche la storia dei nostri giorni fatta di manipolazione genetica e violazione dei cicli naturali. Questo è quello che Enrico Ruggeri deve aver pensato rileggendo un anno fa il noto romanzo dell’Ottocento firmato dalla giovane Mary Shelley. Così quel mostro, che tante volte ha già varcato l’ambito letterario per entrare in quello cinematografico e televisivo, approda alla musica attraverso l’esperienza coraggiosa di Ruggeri. In cosa consista l’audacia è presto detto: innanzitutto nel realizzare un concept album in un’epoca in cui sono tornate in voga le canzoni singolarmente intese, poi nello scegliere una storia scomoda che evidenzia i difetti di una società sempre più contro natura e, infine, nell’aver preferito tinte rock e talvolta aspre in un paese in cui il pop è musicalmente la lingua madre.
Ma facciamo un po’ d’ordine. “Frankenstein” è il nuovo disco di Enrico Ruggeri, che firma musica e testi delle 13 tracce inedite, fatta eccezione per “Il tuo destino è il mio”, composta insieme al fedele chitarrista Luigi Schiavone, con il quale firma anche la produzione dell’intero disco. Tre inoltre le collaborazioni presenti: Elio che suona il flauto in due brani (“La nave” e “L’infinito avrà i tuoi occhi”), Andrea Mirò che imbraccia il violino in “Ucciderò (se non avrò il tuo amore)” e innesta la sua voce ne “Il capitano” e Davide Brambilla che suona la tromba in “Il tuo destino è il mio”. Il resto è tutto sudore della fronte del cantautore milanese, che ha fatto sapere di aver lavorato alacremente per realizzare questo che forse sarà il suo ultimo disco, per fortuna inteso solo come supporto cd. Ma Enrico Ruggeri è uomo lucido e intelligente, capace di analisi e duttile al cambiamento, per cui questa prospettiva non ci spaventa, semmai ci solletica la curiosità.



Ma restiamo su “Frankenstein” e precisiamo che pur trattandosi di un concept album, le canzoni viaggiano benissimo in solitaria. Chi non ha letto l’omonimo libro non si sentirà orfano di una storia, perché queste canzoni ne raccontano tante, legate e slegate tra loro all’occorrenza. I temi in cui incapperete sono specchio del nostro tempo: sconfiggere la vecchiaia e la morte (“Frankenstein”), generare esseri perfetti (“Per costruire un uomo”), cercare conforto nell’amore (“Il cuore del mostro”), vivere la diversità come fonte di odio (“L’odio porta odio”), per poi arrendersi sempre al destino (“Il tuo destino è il mio”). Tanti argomenti espressi in chiave rock, ideale per sottolineare la fatica e l’aspetto sofferto dell’artificiosità e l’energia che la vita stessa – nonostante tutto - produce. L’album apre con una breve intro musicale, per poi lasciare spazio a canzoni dai testi ricercati, in cui le parole si incontrano come tasselli di uno stesso puzzle. C’è mestiere in questo disco. E alla fine della festa quello che resta è una sensazione di chiarezza e di verità, come quando in preda all’ira si finisce con il dire quel che si pensa senza edulcoranti e giri di parole. Chiudiamo consigliando un paio di ascolti su tutti: “Il capitano” e “Aspettando i superuomini”, ma tutto il resto non è affatto un dettaglio.
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