«OMELETE MAN - Carlinhos Brown» la recensione di Rockol

Carlinhos Brown - OMELETE MAN - la recensione

Recensione del 10 lug 1999

La recensione

Carlinhos Brown, in questi giorni in Italia, è un tipo tosto. Dal vivo a Milano c’erano quasi duemila persone ad assistere al suo concerto, ed è stato un set incredibile, di un’energia trascinante. Bahiano, percussionista, compositore, cantante, ballerino, dotato di una carica erotica potentissima pur avendo abbandonato il look da « Lenny Kravitz brasiliano » del precedente « Alfagamabetizado » per una mise quasi ‘sciamanica’ con tanto di barba lunga e fluente chioma rasta, Brown ha esaltato i presenti con uno show che è scivolato da subito ben sopra le righe. Merito anche delle canzoni contenute in questo album, proposto quasi nella sua interezza. « Omelete man » è forse meno percussivo e grintoso del precedente, meno selvaggio ed elettrico, ma in compenso più tradizionale e rurale, verrebbe da dire. Prodotto da Marisa Monte, nobilitato dalla presenza di ospiti prestigiosi (Bruce Swedien, fonico di Michael Jackson, Chris Shaw, dietro il mixer per i Public Enemy, e poi ancora Nile rodgers, Deodato, Bernie Worell dei Funkadelic, Diva Gray e Tawatha Agee degli Chic, Greg Cohen – già con Tom Waits), « Omelete man » esplora di Brown ogni tipo di legame musicale con altri mondi, tenendo comunque sempre in primo piano le sue peculiarità artistiche, prettamente brasiliane e stradaiole. Iniezioni di energia come « Tribal united dance », « Cachorro louco », « Irarà » e « Faraò » cedono il passo a brani più intimisti come « Cold heart » e « Mùsico » - utilizzata per presentare la band in finale di concerto – o addirittura a inni religiosi rielaborati come « Hino de Santo Antonio ». Non mancano episodi quasi futuribili come nel migliore stile del lavoro precedente (« Omelete man ») , e nel complesso il disco colpisce per essere un deposito di energia primordiale, dinamite pura. E’ questa, forse, la capacità principale di Brown, accanto alle felici doti compositive che ne fanno uno degli autori più apprezzati e riconosciuti della scena brasiliana. « Omelete man », omaggio alla contaminazione e al miscuglio di stili e di generi, è un passaporto perfetto per il nuovo millennio.
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