Perché il “love metal” (così la band ha battezzato la propria musica) è un complesso intreccio di equilibri che vanno a stuzzicare l’heavy, l’hard rock, ma anche l’indie, il rock alternativo e – perché no – un certo pop/wave anni Ottanta. Insomma, i chitarroni ci sono, ma il condimento è ben variegato e potenzialmente letale, soprattutto per i veri cuori di metallo. Perché indubbiamente questo “Tears on tape” è un album ruffiano – a partire dal titolo quasi emo che evoca la depressione, le lacrime e le care vecchie cassette che tanto piacciono a hipster e retromaniaci di nicchia; e poi sono ruffiane le melodie anni Novanta, ruffiani i cantati che oscillano tra Muse e Smiths (e tutto quello che ci sta in mezzo), ruffiana la produzione massiccia (cicciotta e calda come un burrito imbottito di salse e farciture, fino a esploderti in faccia), ruffiani i testi, ruffiane le tastiere che innegabilmente richiamano il sound della più raffinata e blasonata eurodisco anni ’80...
Eppure in tutto questo – ed è il selling point più intrigante – gli HIM riescono a non lavare via la propria identità di band legata al rock più duro, con tocchi gotici pregevoli, peraltro.
I 13 brani di “Tears on tape”, insomma, non sembrano il parto di una band all’ottavo album – che potrebbe dunque , legittimamente, accusare un minimo di crisi creativa. Anzi, per quanto a tratti forse esageratamente morbidi e prodotti, risultano intriganti e piacevoli. Una volta tanto, a dispetto della ben nota sindrome della promozione che fa dire mediamente un sacco di fregnacce, Ville Valo non andava molto lontano dalla realtà quando affermava: “In pratica stiamo facendo una cosa che chiamerei ‘modern retro’. Il disco suona come Roy Orbison e i Metallica. Lo volevamo vizioso, perverso e casinista, con una certa attitudine punk rock. Ma d’altro canto cercavamo anche quel feeling ingenuo, sentimentale e sognatore alla Roy Orbison”.
Ora, quanto di Roy Orbison ci sia in “Tears on tape” potrà essere oggetto di discussioni più o meno animate nelle prossime serate primaverili; certo è che punk, ingenuità, vizio, romanticismo e metal non gli mancano, come qualità.