«THE BEAST IN ITS TRACKS - Josh Ritter» la recensione di Rockol

Josh Ritter - THE BEAST IN ITS TRACKS - la recensione

Recensione del 27 mar 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“E’ come trovarsi di fronte al Grand Canyon. Non hai mai pensato potesse essere il soggetto di una canzone. Però è lì, davanti a te. Se non scrivi, sei un codardo”. La metafora che Josh Ritter usa per raccontare il suo nuovo album è quanto mai appropriata.
Il “canyon”, anzi la voragine a cui si è trovato di fronte è un luogo classico di ispirazione per il songwriting: la fine di una storia d’amore, nella sua accezione peggiore, un divorzio. Un’ispirazione persino banale, perché la storia della musica è satura di “breakup songs” e anche di “breakup albums”. Inusuale per lui, che è soprattutto un cantastorie, un narratore sopraffino, ma poco autobiografico. Una sfida, incidere un “breakup album”, e pure un’operazione catartica, per scacciare la “Bestia” a cui fa riferimento il titolo.
Ce n’è molta di autobiografia in queste 13 canzoni. Ma è di quella autobiografia universale e calda, quasi commovente, che fa si che le canzoni si ascoltino e si leggano come un romanzo di redenzione.
Musicalmente, “The beast in its tracks” è un disco più minimale del capolavoro ”So runs the world away”. Queste canzoni, queste parole richiedono un po’ più di understatement, e così è.



Ma il risultato non è meno affascinante. Come “A certain light”, basata su un semplice arpeggio (“Ho trovato un nuovo amore, uno di quelli che si trovano raramente e sono felice per la prima volta in tanto tempo. E assomiglia a te solo con una certa luce”). Le delicate chitarre elettriche di “New lover”. Ma il capolavoro di tutto il disco, musicalmente e tematicamente è “Joy to you baby”, una delle canzoni più belle sentite quest’anno. Commovente, fin dall’intrecciarsi di accordi acustici e tocchi elettrici, con Ritter che finalmente arriva a far pace con se stesso e con l’ex moglie (“Gioia alla città, gioia alla strade. E gioia a te, amore, ovunque tu sia stanotte”).
Josh Ritter si dimostra, ancora una volta, uno dei migliori cantautori “classici” degli ultimi 10 anni. Un po’ Dylan, un po’ Glen Hansard. Molto, molto se stesso, con una voce (sia fisica che narrativa e musicale) davvero unica, di quelle che scaldano il cuore.
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