«SOUND CITY - REAL TO REEL - Sound City Players» la recensione di Rockol

Sound City Players - SOUND CITY - REAL TO REEL - la recensione

Recensione del 11 mar 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci sono dischi di cui vien fin troppo facile scrivere bene. Verrebbe voglia di dire: andate e compratelo, senza discussioni. Recensione finita.
Non capita spesso, ma quando capita... “Sound City - Real to reel” è uno di questi. Da avere, senza discussioni.
La storia è bella e semplice: questa è la “colonna sonora” di Sound City, film documentario di Dave Grohl sugli omonimi studi di registrazione, di cui vi abbiamo parlato tempo fa. Alla fine del film, Grohl salva la console di quegli studi, una Neve, la installa nel suo studio e invita degli amici a suonare. Che amici:Trent Reznor, il cantante e chitarrista dei Queens of the Stone Age Josh Homme, Paul McCartney, l'ex bassista dei Nirvana Krist Novoselic, l'ex chitarrista dei Germs (ora nei Foo Fighters) Pat Smear, Alain Johannes, Corey Taylor degli Slipknot, Stevie Nicks dei Fleetwood Mac, Taylor Hawkins e Nate Mendel dei Foo Fighters, la sezione ritmica dei Rage Against the Machine e Rick Springfield.
Il tutto “Real too reel”, come promette il titolo. Autentico, su nastro. Lo spirito è quello del vecchio rock ‘n’ roll, quello che Sound City rappresentava e di cui oggi Grohl è l’incarnazione più credibile, e si sente. Il risultato è molto, molto di più di una colonna sonora.
E’ un disco che nasce da quel film, per dimostrare che quello spirito è attuale e funziona. Un album di rock unito e coeso, nonostante vi siano coinvolti una ventina di musicisti diversi.
C’è trippa per tutti, in queste 11 canzoni: quella che ha fatto più notizia è la pseudo reunion dei Nirvana (Grohl+Novoselic e Smear) con Paul McCartney: è incredibile come McCartney si metta in gioco come un ragazzino, ma “Cut me some slack” non è il pezzo più forte dell’album, pur essendo ottimo rock ‘n’ roll. Le preferenze del sottoscritto vanno a “You can’t fix this”, con la splendida voce di Stevie Nicks (che con Lindsey Buckingham registro il primo disco in quegli studi: da lì nacquero poi i Fleetwood Mac di “Rumours”) e la lunga e ipnotica “Mantra” con Trent Reznor, la cui voce e tastiera si fondono con la voce e chitarra di Grohl. Due capolavori di canzoni.



Però, davvero, c’è l’imbarazzo della scelta. 55 minuti di puro godimento rock, che dimostrano che il talento non basta, nella musica. Lo spirito è (quasi) tutto. Se c’è l’idea, se ci sono le condizioni giuste, se c’è la chimica, la musica scorre, eccome se scorre.
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