«SOTTO CASA - Max Gazzè» la recensione di Rockol

Max Gazzè - SOTTO CASA - la recensione

Recensione del 21 feb 2013 a cura di Paola De Simone

La recensione

Lo ascolti e ti piace, lo riascolti e non ti piace più di tanto, lo senti ancora una volta e ti sembra modesto, poi ancora e ti sorprende; per poi ricominciare. Questo è l’effetto che ha fatto a noi “Sotto casa”, l’ottavo disco del bravo Max Gazzé. E ci teniamo a specificare che è bravo perché è bene che si sappia, visto che Gazzé fa parte di quei pochi cavalli di razza che al saper fare uniscono il saper essere e che dunque sventoliamo come bandiera. Ogni disco, però, è un nuovo capitolo su cui fare riflessioni e tirare le somme sullo stato di salute artistica di un cantante. E “Sotto casa” ci dice che Gazzé, mentre canta, spesso è con la testa altrove. Forse rende più l’idea dire che questo disco manca di messa a fuoco o è come una fotografia che ritrae le gambe e non ci svela il volto. Insomma la sensazione che le dieci canzoni in tracklist ci offrono è quella di un Gazzé presente a metà. Lo sentiamo convinto in brani come “Con chi sarai adesso” e “E tu vai via”, mentre è quasi assente in altri, come “Atto di forza” e “Buon compleanno”. Che poi “Atto di forza” tratta il così delicato tema della violenza sulle donne, che non è difficile immaginare come possa essere complicato trovare le parole giuste e pronunciarle ancora meglio. Ma per il resto ci arriva l’impegno artistico – condiviso con l’immancabile fratello Francesco - più che il coinvolgimento personale. Troppa fretta nel realizzarlo? E sì che - direte voi - queste sono sensazioni soggettive. Ma se vi hanno raccontato che una recensione fotografa l’oggettività di un lavoro, non vi hanno detto tutto.



Non perdiamo di vista il disco però, che ha tanto di buono, a partire dalla produzione che dosa voci e strumenti con un discreto senso della misura, nonostante gli arrangiamenti - spesso vivacemente rock - non glielo rendano facile. Si ascolti “Quel cerino” per esempio, in cui l’intenzione rock è affidata agli archi in un bellissimo gioco di tensioni o la già citata “Con chi sarai adesso”, ottima prova di scrittura musicale e testuale, nonché interpretativa. Ma si ascolti anche “E tu va via”, dove la predominante linea di basso ci restituisce un Gazzé assolutamente a suo agio. La sanremese “Sotto casa” la conosciamo meglio, e possiamo aggiungere che ascoltare bene il testo – cosa che l’esibizione live all’Ariston non ci ha concesso – la rende assolutamente più interessante e persino pirandellianamente umoristica. Resta da dire dei temi, che vanno dal sentimento ingombrante della gelosia a quello drammatico della violenza, dall’enigmatico mondo spirituale a quello ingestibile dei sentimenti. Tirando le somme, “Sotto casa” non è un disco perfetto, perché sa essere tanto convincente quanto impenetrabile. E noi non abbiamo ancora capito se ci piace.
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