«FANTASMA - Baustelle» la recensione di Rockol

Baustelle - FANTASMA - la recensione

Recensione del 07 feb 2013 a cura di Daniela Calvi

La recensione

La bravura dei Baustelle non sta solamente nel fare musica di qualità. Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini hanno la capacità di far perdere le loro tracce, di far parlare poco di sé, di non essere per nulla presenzialisti, sia nel mondo reale sia sui social network, e quindi di creare intorno al loro progetto musicale un certo non so che di affascinante e misterioso a prescindere. L’idea è che non lo facciano apposta, come fosse una tattica: per una volta ci troviamo davanti ad una band della quale non sappiamo quasi nulla e che non possiamo giudicare in nessun modo se non in base alla loro arte. Evviva.

Parliamo del disco, il sesto della band, uscito a tre anni di distanza da “I Mistici dell’Occidente”, un disco che li ha confermati (ma lo aveva già fatto egregiamente “Amen” del 2008) il gruppo indie raffinato, serio ed elegante per eccellenza.
Non so se invadente sia per forza una accezione negativa, ma “Fantasma” dei Baustelle è esattamente questo. Invadente. Impossibile, per quel che mi ha riguardato, almeno per i primi ascolti, sentire il nuovo disco della formazione toscana e poter pensare di fare altro. Ingombrante? Forse. Iptonico? Sì, ma per nulla noioso. Nella realtà - e quindi dopo diversi passaggi - “Fantasma” è più leggero di quello che si possa pensare leggendo il numero di brani che lo compongono: diciannove. Vero che gli arrangiamenti orchestrali sono solitamente pomposi, ma in questo caso sono più forse teatrali, suggestivi, rappresentativi di un’idea di canzone che i Baustelle avevano bene in mente e che - tra Montepulciano e la Polonia con la bravura di Enrico Gabrielli - hanno registrato e reso al meglio che potevano, riuscendo a tirare fuori una pulizia dei suoni e un’attualità nei testi da far invida a molti (penso a canzoni come “Diorama”, ma anche al singolo “La morte (non esiste più)” che in alcuni passaggi ricorda Adriano Celentano e l’Equipe 84 di Vandelli).
Certo ci si può lasciar tradire da canzoni che attaccano nella prima strofa con parole come “I cimiteri” e nella seconda con “I campi santi” come nel caso di “Monumentale”, ma poco importa se poi la stessa si apre su un ritornello commovente, grazie soprattutto ad una delle migliori e più mature interpretazioni di Rachele Bastreghi (qui ricorda - per esempio - “Perché una ragazza d’oggi può uccidersi” de “La Malavita”, 2005) che regala un bis, a livello interpretativo, in un brano che di nome fa “Radioattività”, posto in chiusura del disco e che si rivela uno degli episodi meglio riusciti e più emozionanti, specie quando nel secondo ritornello la voce di Rachele viene supportata da quella del Bianconi.

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La traccia musicale sembra a tratti unica, dall’inizio alla fine, una caratteristica che come intenzione ricorda vagamente “Padania” degli Afterhours (leggete bene, ho scritto intenzione, cioè come fine del progetto, come concetto), questo grazie anche alle parti strumentali alcune utilizzate come intermezzi altre che godono invece di vita propria coma “L’orizzonte degli eventi”. Trionfale è la piccola opera dal titolo “Il finale” (il ritornello rimanda vagamente agli Alunni del Sole e l’intensità della voce di Francesco ricorda a tratti quella di Gaber e di De André), mentre torna il western morriconiano (che spesso ha toccato i Baustelle) con la magistrale “Il futuro” - una delle punte di diamante dell’intero disco - e la prepotente “Cristina” dove troviamo un Bianconi quasi inedito, con un’interpretazione al di sopra delle righe, matura, sicura, divertita e soprattutto divertente, così come nella romanesca “Contà l’inverni”.
L’album prosegue con altri episodi degni di nota come l’incantevole “L’orizzonte degli eventi”, brano per lo più strumentale, con un organo in primo piano e atmosfere che richiamano il compositore polacco Krzysztof Pendereck, autore di gran parte della colonna sonora della pellicola “L’esorcista”.

Tempo, fiori e piante, futuro, speranza, natura, animali… “Fantasma” ha un linguaggio diverso rispetto ai precedenti dischi della band di Montepulciano: il potenziale immaginifico qui racchiuso è tutto da scoprire, celato in ogni brano e in ogni passaggio musicale così come in ogni strofa. Il nuovo album dei Baustelle, in sostanza, è da studiare e allo stesso tempo da ascoltare - se ci riuscite - anche distrattamente per poter cogliere tutti i significati e le intenzioni che si celano dietro arrangiamenti e testi. Bentornati.
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