«MY TRUE STORY - Aaron Neville» la recensione di Rockol

Aaron Neville - MY TRUE STORY - la recensione

Recensione del 05 feb 2013 a cura di Alfredo Marziano

La recensione

Lucidare a nuovo le icone della black music e rimetterle al centro della scena, si direbbe, è diventata una benemerita missione. Ci sono tanti modi per farlo: ogni coach, ogni mentore ha il suo sistema. Per rilanciare Bobby Womack Damon Albarn ha puntato su un'ardita contaminazione tra soul classico e ritmiche elettroniche (risultati discreti, ma non esaltanti). Per ridare lustro a Solomon Burke , una decina di anni fa, Joe Henry decise di mettergli in mano il songbook di Dylan, Costello, Van Morrison e Tom Waits (e fu un piccolo trionfo). Con Aaron Neville il neo presidente della Blue Note Don Was e Keith Richards (sì, proprio il Rolling Stone, buongustaio musicale e fan di lunga data dei Neville Brothers : nel 1981 segnalò "Fiyo on the bayou" come miglior disco dell'anno) hanno seguito una strada simile a quella che prima Ry Cooder e poi Jeff Tweedy hanno percorso a fianco di Mavis Staples , riconnettendo l'artista con le sue radici e i capitoli del suo romanzo di formazione musicale: là gli spirituals e gli inni del movimento dei diritti civili, qui il doo wop di fine anni '50 e primi anni '60, le celestiali armonie vocali da angolo della strada innervate dalla sensualità del rhythm & blues e dalle prime scosse elettriche del rock'n'roll. Cosicché "My true story" - il pezzo dei Five Jive che intitola il disco non mente - è una biografia in musica e un clamoroso juke box di successi incastonati in un'epoca luccicante della musica americana che portano le firme nobili di Leiber & Stoller, Pomus-Shuman, Jess Stone, Curtis Mayfield e Nugetre (leggetelo al contrario: è il leggendario Ahmet Ertegun della Atlantic).

Neville, re del melisma e del falsetto, ci si muove come un leone nella savana, quelle canzoni le conosce a memoria da quando era bambino e stavolta - fedele alla consegna dei due uomini in cabina di regia - non si perde in mielosità e smancerie sovraprodotte appoggiando la sua voce inconfondibile e immacolata sulle basi stringate e impeccabili di una all star band, con l'impareggiabile Richards e il finissimo stilista Greg Leisz alle chitarre, Benmont Tench degli Heartbreakers alle tastiere, Lenny Pickett al sax e altri session men di serie A. Tutto come una volta, a cominciare dall'elegante copertina in puro stile Blue Note (Aaron in penombra davanti al microfono in panama, giacca e farfallino) e dalla durata da vecchio Lp, trentotto minuti e mezzo. Il repertorio è famosissimo e infallibile, l'intenzione è di restare sostanzialmente fedeli agli insuperabili originali, anche se qui "Be my baby" si muove su un inconfondibile ritmo New Orleans e mette la sordina evitando il fragoroso muro del suono spectoriano delle Ronettes. I terzinati e il candore sentimentale di "Tears on my pillow" (l'hit di Little Anthony and the Imperials) e di "Goodnight my love", il rock'n'roll di "Little bitty pretty one" e di "Work with me Annie", la sinuosità esotica di "Gypsy woman" (Neville dedica il capolavoro degli Impressions alla moglie Sarah), la frizzante energia di Frankie Lymon and the Teenagers e dei Clovers, la sofisticata poesia urbana e i sapori latini dei Drifters di Clyde McPhatter, Johnny Moore e Ben E.King ("Money honey", "Ruby Baby""Under the boardwalk", "This magic moment"...metà scaletta arriva da lì) servono ad Aaron per ricordare a se stesso e agli altri da dove viene, prima di "Tell it like it is" e tutto il resto. Canta divinamente, sciolto e anche più misurato del solito, mentre un sax ("Ting a ling"), un pianoforte, un flauto o una chitarra elettrica contrappuntano con rigore quasi filologico e i coristi armonizzano con scelta di tempo e gusto impeccabile. Chi ama il genere (ma come si fa a non amarlo?) non si lasci scappare un disco destinato a riaccendere la passione anche in qualche fan smemorato dei Neville Brothers (da "Yellow moon" e "Brother's keeper" sono passati più di vent'anni...). Perché, a scanso di equivoci, "My true story" è un gioiello.
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