«DE LA CRUDEL - Collettivo Ginsberg» la recensione di Rockol

Collettivo Ginsberg - DE LA CRUDEL - la recensione

Recensione del 01 feb 2013 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Collettivo è quando più elementi si uniscono con uno scopo ben preciso. Pezzi differenti che messi insieme sono in grado di generare qualcosa di unico e differente. Il collettivo è un collage d’idee, esperienze, influenze, aspirazioni. Il collettivo è una creatura formata da più teste, il collage una figura formata da più immagini. Non stupisca allora che la copertina dell’Ep d’esordio del Collettivo Ginsberg (Cristian Fanti, Federico Visi, Alberto Bazzoli, Gabriele Laghi ed Eugenioprimo Saragoni), guarda caso sia proprio un collage. Non deve stupire perché la musica stessa del Collettivo è un collage. Loro la definiscono “No Wave – Voodoo Blues”, in omaggio al movimento anti new wave fine anni Settanta di Brian Eno. Noi ci limiteremo a chiamarlo punk Dadaista, giusto per rendere la cosa un pelo più appetibile. E come il Dadaismo un tempo era l’anti-arte per definizione, il Collettivo è ciò che oggi possiamo definire l’espressione dell’anti-musica: nessuna logica, nessun rigore; solo tanta estrosità, inventiva e irruenza. Tristan Tzara diceva: “Dio e il mio spazzolino sono Dada”.



Il Collettivo aggiunge a questa breve lista il blues, il punk, il jazz, la musica classica, l’avanguardia e un paio di altre cosette divertenti (tipo il tex mex alla francese di “Sera”). Ci mette un tocco pesante di Nick Cave (“Mars’ sailor”) e una filigrana a riprodurre le fattezze di Tom Waits (“Curtel”) in controluce (e in dialetto romagnolo). Chorus industrial/popular/religiosi (l’ottima “Il presente”) nati con il solo scopo di mettere in disordine. “De la crudel” secondo il Collettivo è un Ep rivolto a “… chiunque cerchi storie che rivelino la soddisfazione di un impulso irrazionale che prescinde dalla lingua parlata”. Messaggio ricevuto: sono il nostro gruppo The Observer della settimana. Seguiteli con noi.
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