«BANDA LARGA - Musica Nuda» la recensione di Rockol

Musica Nuda - BANDA LARGA - la recensione

Recensione del 29 gen 2013 a cura di Paola De Simone

La recensione

C’erano una volta, precisamente dieci anni fa, un musicista e una cantante che casualmente videro incrociarsi le proprie carriere su un palco comune. In quell’occasione i due artisti ebbero sentore che insieme avrebbero potuto intraprendere un cammino professionale, con l’intento arduo e coraggioso di spogliare la musica per mostrarne l’essenza e il valore in sé. Via gli orpelli, dunque, via gli eccessi e le scelte simil-barocche di molte produzioni contemporanee, via tutto, restino solo una voce e un contrabbasso. I due in questione sono Ferruccio Spinetti e Petra Magoni e il progetto che nacque quella lontana sera si chiama Musica Nuda. Chi l’avrebbe detto che un’idea così insolita e dall’apparenza impopolare avrebbe un giorno soffiato su dieci candeline, eppure – meritatamente e fortunatamente – così è. E come si festeggia un tale traguardo musicale?
Con un nuovo disco, ovvio. Ed eccoci allora ad ascoltare “Banda larga” e, stupore!, scopriamo che per questo compleanno la musica si è vestita, a festa naturalmente, con tanto di orchestra di oltre sessanta elementi. E soprattutto scopriamo che, dopo essere stati educati all’ascolto dell’essenziale per dieci anni, la voce di Petra Magoni e il contrabbasso di Ferruccio Spinetti restano centrali al nostro udito. Per dir la verità, non è solo merito di un orecchio allenato, ma anche – forse soprattutto - dell’arrangiamento curato dal polistrumentista e direttore artistico Daniele Di Gregorio (già al soldo di Paolo Conte), che ha saputo portare ricchezza senza ostentazione. Tra canzoni inedite, introduzioni strumentali (improvvisate e studiate) e un omaggio, il disco si snoda in venti tracce, cui hanno apposto la loro firma molti nomi noti: Paolo Conte, Pacifico, Stefano Bollani, Bungaro, Francesco Bianconi, Susanna Parigi, Kaballà, Carlo Marrale, Alessio Bonomo e Joe Barbieri. La voce di quest’ultimo, poi, è anche presente come strumento tra gli strumenti nel delicato brano “Spina dorsale”, che il cantautore napoletano ha scritto appositamente per la coppia di amici.



In fondo non siamo lontani dal vero immaginando una festa a cui gli invitati si sono presentati con tanto di dono, per festeggiare anni fatti di dischi – sei in tutto – dvd e soprattutto tanti concerti in Italia e all’estero, Francia in primis. Non è dunque un caso che proprio alla musica francese sia rivolto l’omaggio, con la cover di un grande classico: “De rondes dans l’eau”, di Pierre Barouh e Raymond Le Senechal, portato al successo da Françoise Hardy nel 1967. Ma torniamo alla festa, dove l’unico grande assente è il silenzio. Proprio quel silenzio che ha caratterizzato la nudità dei precedenti dischi, quel silenzio che era musica tra una nota e un vocalizzo e che un po’ manca, in qualità di importante tratto distintivo del progetto Musica Nuda. Nel suo insieme, però, “Banda larga” è un disco delizioso, fatto di momenti spensierati (“Carica erotica”) e altri più incisivi (“Lirico lirica”), nella perfetta logica della leggerezza di spessore di cui Magoni-Spinetti si sono fatti promotori in questi anni. Il ricorso all’orchestra ha poi permesso loro di inserire nel disco anche canzoni di ampio respiro, che sarebbero certamente state penalizzate da un’esecuzione più nuda, come “Libera” e “Aria c’è”. E a proposito di aria, si sa che quella di festeggiamenti un po’ imbonisce e così stavamo quasi dimenticando di rimarcare qualche decisione discutibile, come l’eccessivo inserimento di preludi che appiattiscono l’ascolto e la scelta del singolo di lancio caduta su “Le cose” – canzone giustamente scartata dalla commissione del 63° Festival di Sanremo – che, dall’indole pop e senza grande personalità, non racconta affatto il disco e non ne rappresenta lo spirito e l’eleganza. Ma non pensiamoci e godiamoci la festa, che fortunatamente continua.
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