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Artisti Vari - 121212 THE CONCERT FOR SANDY RELIEF - la recensione

Recensione del 09 gen 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“Questo deve essere il più grande raduno di vecchi musicisti inglesi mai visto al Madison Square Garden””, dice Mick Jagger mentre i Rolling Stones stanno per attaccare “Jumpin’ Jack flash” Si sbagliava, ma non di molto. Il “Sandy Relief Concert” era un raduno di “geriatric rock”, ma non limitato agli inglesi.
Lo dico con il massimo rispetto, sia chiaro. L’obbiettivo era preciso: un cast stellare indirizzato ad un pubblico adulto e benestante, che poteva più facilmente fare donazioni, per raccogliere fondi per le vittime dell’uragano Sandy.
Poco dopo il concerto - due miliardi di persone - lo hanno seguito in diretta grazie a streaming e TV - arriva l’album, per la Columbia: prima pubblicazione digitale, a seguire quella fisica. 13 euro, 24 canzoni, 2 ore di musica. Nessuna canzone acquistabile singolarmente nella versione digitale, per massimizzare i profitti. Ma grande musica per una buona causa, cosa volete di più?
Quasi sempre grande musica, in realtà. “Hallelujah” (ancora? A quando la moratoria?) cantata da Adam Sandler con Paul Shaffer (il band leader dello Show di David Letterman) è imbarazzante nel tentativo di sorridere sull’uragano (“Hallelujah/Sandy screw ya/we'll get through ya’/cause we New Yorkers”). E poi qualche mancanza: dal set di Bruce Springsteen viene pubblicata una stupenda versione di "Land of hope and dreams", ma niente "My City of ruins" (e nessuno dei due duetti con Bon Jovi). Niente Kanye West. Niente “New York State Of Mind” di Billy Joel. E niente “Cut me some slack”, la canzone di Paul McCartney con quel che resta dei Nirvana - forse l’omissione più grande, di quello che musicalmente è stato il momento più chiacchierato (e spacciato come una reunion dei Nirvana, cosa che non era. Erano Dave Grohl ed un po’ di amici). Un’omissione dovuta però alla contemporanea pubblicazione nella versione di studio, come anticipazione del documentario girato da Dave Grohl di cui è colonna sonora.
A fare la parte del leone sono gli Who - a detta di molti il set migliore della serata - e un paio di duetti davvero da brividi. Soprattutto quello di Eddie Vedder che entra su “Comfortably numb” e si mangia in un solo boccone Roger Waters - un po’ stonato sul brano ma autore di un ottimo set. E poi il ritorno a sorpresa di Michael Stipe, che canta “Losing my religion” accompagnato (malino) alla chitarra acustica da Chris Martin. E poi....
Le operazioni benefiche come questa - non si mettono in discussione, tanto più quando sono cariche di buona musica. E qua, se vi piace il genere, ce n’è di ottima.
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