«HERIDO - José Alberto 'El Canario'» la recensione di Rockol

José Alberto 'El Canario' - HERIDO - la recensione

Recensione del 02 lug 1999

La recensione

A giudicare dalla folla che assalta i vari Festival latinoamericani (a notte fonda il traffico si ingorga sia a Roma che a Milano perfino di lunedì, dalle macchine parcheggiate ovunque fuoriesce un popolo accessoriato di scarpa con zeppa, pantaloni aderenti, camicie aperte sul petto, collane e tatuaggi, voglia di ballare, di bere e di divertirsi: in una parola, la parte più sana del Paese), possiamo dire che ancora più del rock è ormai la salsa il vero trait d’union musicale capace di radunare migliaia di persone con relativa semplicità. Di questa esplosiva passione per il ballo e per il sabroso clima latino, completata da viaggi esotici e acquisto di musiche che vanno dal raffinato “Buena vista social club” all’altrettanto valida e più danzereccia Banda Eva, José Alberto “El canario” (che non sta per il canaro, ma per il canarino, quindi soprannome che rende merito all’ugola musicale e delicata dell’artista) rappresenta uno degli esponenti di spicco, come mette bene in luce il suo nuovo album. Impossibile stare seduti, inutile cercare di darsi un contegno, simulare indifferenza o peggio, utilizzarlo come sottofondo di qualche conversazione: El canario viene fuori anche a basso volume, con il risultato che dopo cinque minuti metterete a tacere l’amico importuno e inizierete, impazienti, ad accennare qualche moto ritmico con una sola gamba. La rivoluzione, però, è già in voi, e così, dopo essere corsi a versarvi un goccio di rhum, riprenderete il ballo questa volta dimenticando tutto il resto e scatenando il volume per somma gioia del vicino, che dopo aver cercato di protestare, verrà a trovarvi con le congas comperate l’anno scorso e si metterà a suonarle in sala. Insomma, nella migliore tradizione “spot Coca-Cola”, grazie al Canario rischia di scatenarsi una festa niente male. Tutto questo grazie a una salsa poderosa e accompagnata da splendide melodie e testi appassionati, e d’altra parte non potrebbe essere altrimenti: il momento patriottico e la lacrimuccia sulla guancia vi scenderà ascoltando “Enamorado de mi pais”, in cui non potrete non ripensare al viaggio dei vostri sogni, mentre per il resto le canzoni vi spingeranno ad una danza appassionata. El Canario canta deciso e maschio, sinuoso e seducente melodie semplici e ripetitive, sorretto da un ritmo leggero e oscillante, agghindato con il suo panama bianco e l’abbigliamento color sabbia d’ordinanza: è un mondo lontano dal nostro, eppure irresistibile, perché parla comunque delle cose che contano, e che rimangono: amore, passione, gioco, seduzione, (in)fedeltà, sofferenza. Come un’infinita novela, tutta da ballare.
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