«ONE HAND CLAPPING (OR THE LP WITH ONE SOUND) - ED» la recensione di Rockol

ED - ONE HAND CLAPPING (OR THE LP WITH ONE SOUND) - la recensione

Recensione del 03 dic 2012 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Patti chiari e amicizia lunga. Iniziamo con un nonsense scelto non-a-caso come titolo, “One hand clapping”: l’origine è buddista, ma a renderlo celebre ci ha pensato J.D. Salinger riprendendolo nella prefazione di alcune sue opere. Salinger che man mano che il disco procede si scoprirà essere una delle fonti d’ispirazione principali, se non la principale in assoluto (almeno da un punto di vista lirico), del debutto firmato ED, qui accompagnato dal fratello Paolo e da Ivan Borsari. ED, all’anagrafe Marco Rossi, che questo titolo ha pensato bene di customizzarlo inserendo la postilla “or the LP with one sound”, una precisazione squisitamente autoironica giusto per chiarire i termini del discorso fin dal principio. Non si dica poi che non siete stati avvertiti. Patti chiari per l’appunto, e amicizia lunga.

Da una parte allora abbiamo Salinger, e un disco con un unico sound. Dall’altra ED, che queste premesse le deve tradurre in musica. Torna utile allora la lezione pop dei Beatles, così come la delicatezza e la malinconia di Elliott Smith, i Sessanta e i Novanta, le canzoni per voce e chitarra e poco altro. L’immaginario è quello dei filmini in 16mm, di un ragazzo con la camiciona di flanella che viaggia in lungo e in largo per gli Stati Uniti, magari in autostop, alla ricerca di uno sgabello dove appollaiarsi per cantare i suoi pezzi di fronte ad un pubblico che probabilmente sta pensando ad altro. O forse no. Forse i tempi sono cambiati, e oggi una chitarra e una voce (perfettamente inglese) a bassa fedeltà, lo-fi, sono tornati ad essere lo strumento migliore per comunicare uno stato d’animo, senza orpelli o contaminazioni. Un solo sound, che però racchiude in sé un qualcosa di molto più grande; storie, passioni, sentimenti. Persone. Ecco che quindi il titolo, il nonsense, inizia a prendere forma. Forse l’altra mano manca perché ce la devi mettere tu che il disco lo stai ascoltando, e forse un unico sound è più che sufficiente per raccontare una storia.



Storie che, come già detto, pescano a piene mani dall’opera di Salinger, in modo particolare dalla raccolta “Nine stories” e dalla saga della famiglia Carpenter, citata esplicitamente in pezzi come “Sybill and Muriell”, forse il migliore del disco, “Banana song” (dal racconto “A perfect day for bananafish”), e “See more Glass” (gioco di parole che rimanda al protagonista del racconto appena nominato, Seymour Glass). Citazioni nobili che però non distraggono dalla sostanza, cioè quel Marco Rossi che risalta in pezzi come “Don’t shake you”, già apprezzata sull’Ep “Desert beyond”, o le delicatissime “Your symphony” e “Down the shades”, pescate dall’altro Ep, “Lights on, lights out”, uscito l’anno scorso, ma valorizzate in questo caso da un ambiente più consono alla loro portata. Quella cioè di pezzi in grado di tracciare una linea di demarcazione tra il pieno e il vuoto, tra l’essere qualcuno degno di nota e passare inosservato nell’oceano delle pubblicazioni di oggi. Tra l’essere “il signor Rossi” e ED.

Sono stati proprio questi pezzi a convincerci della bontà del talento di questo giovane cantautore, tanto da sceglierlo per la nostra rubrica The Observer. Questo “One hand clapping” sarà anche un LP con un unico sound, ma chi l’ha detto che per fare un buon disco ne servano per forza di più?
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