«REBEL SOUL - Kid Rock» la recensione di Rockol

Kid Rock - REBEL SOUL - la recensione

Recensione del 22 nov 2012 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il rock è un musica conservatrice. Spesso, non sempre, non si può generalizzare. Però pensateci: l’atteggiamento romantico, il raccontare un certo mondo che non c’è più. La nostalgia per una certa America. Lo stesso Springsteen, paladino di Obama, viene spesso tacciato di essere un conservatore camuffato da progressista (posizione discutibile, ma con un fondamento, seppure esile).
Non è solo una questione politica, beninteso. Anche se in un ambiente “liberal” come la musica americana, Kid Rock non si è fatto certo un bel nome ad essere uno dei pochi a sostenere il miliardario Mitt Romney alla presidenza. Ma ci sta: lui, alla fine è il rappresentante dei “rednecks”, arriva dalla città operaia più disastrata d’America (Detroit, Michigan), non fa mistero del suo patriottisimo, della sua passione per oggetti e cose molto poco cool, dalle armi ai sigari. Negli ultimi anni ha provato a riposizionarsi, a farsi accettare anche dall’elite “pulita” e “politcally correct” del rock. Si è fatto produrre da Rick Rubin, che in “Born free” ha radunato pesi massimi (Bob Seger, Sheryl Crow), ripulito la sua musica da quelle contaminazioni tematiche e musicali (l’hip-hop) che lo rendevano terribilmente kitsch agli occhi di una certa fascia di pubblico e di “opinion maker”.
Ora Kid Rock è tornato a casa. “Rebel soul” è un passo avanti e due indietro, un greatest hits con canzoni nuove. Un bigino rock come in “Mr. Rock ‘n’ roll”, in cui fa name dropping di ogni canzone e grande musicista possibile, o come nella maggior parte dei riff, dall’apertura di “Chickens in the pen” in avanti.




Nel suo genere ci sa fare eccome, Kid Rock. Bisogna andare oltre la patina trash: “Rebel soul” è un bel disco. Le canzoni, la scrittura ti permettono anche di perdonargli il recupero di sonorità rock-rap (che frequenta da tempo. Ma “Cucci galore” sembra un’outtake dei Rage Against The Machine - con altre tematiche, come il titolo lascia immaginare). Certo, quando usa il vocoder, fai fatica... Ma la sua carica ti fa perdonare anche i continui riferimenti alle sue origini, reiterate in continuazione, al suo immaginario che è sì romantico, ma di un romanticismo molto terra terra : il “Rednecks’ paradise”, appunto. Bisognerebbe fare una “cloud word”, una di quelle rappresentazioni grafiche dei termini più usati - in una canzone, in un libro, in un sito - in questo caso in un disco.
“Rebel soul” non è solo un bigino del rock, è un bigino di Kid Rock. Che se ne frega (appunto) di essere rispettabile, pulito o accettabile come in “Born free”. E’ volutamente trash, e questa è la sua forza. O il suo limite. Dipende dai punti di vista.
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