«(III) - Crystal Castles» la recensione di Rockol

Crystal Castles - (III) - la recensione

Recensione del 20 nov 2012 a cura di Ercole Gentile

La recensione

L'atmosfera che pervade il nuovo disco dei Crystal Castles è facilmente intuibile da alcuni indizi. “III” è stato registrato nella algida e cupa Varsavia; la copertina è una oscura elaborazione della nota foto di Samuel Aranda (vincitore del World Press Photo 2011), scattata durante le rivolte in Yemen; Alice Glass ha definito la parola 'oppressione' come quella che più si avvicina al mood del disco.
Tre indizi fanno una prova ed in questo caso indicano che il duo canadese ha puntato sul rimarcare la loro immagine buia, dark e 'maledetta' e sull'attualità, come punti di forza per presentare il loro terzo capitolo discografico, che giunge a due anni di distanza da “Crystal Castles (II)”.
Le principali novità si trovano nell'uso della voce della Glass, ancora più filtrata (e quasi irriconoscibile) e in alcuni ottimi spunti witch-house confezionati da Ethan Kath, che ha prodotto l'intero album.
A tal proposito spiccano, su tutti, tre pezzi come “Wrath of God”, “Telepath” e “Violent youth”: la prima veloce e violenta (“They'll strip you of your heritage”, urla Alice), cassa techno e suoni davvero ben calibrati; la seconda è all'incirca sulla stessa lunghezza d'onda, cupa e tirata, ma senza la voce della Glass, e conferma come i CC siano forti quando vanno sul pesante e mollano il freno; la terza è witch-house allo stato puro, da ballare, con la voce di Alice filtratissima.



Quando invece creano degli ibridi tra synth-pop e darkwave, i risultati sono mediocri, come ad esempio in “Pale flesh”, “Sad eyes” e “Transgender”, brani che pur non dispiacendo, non riescono a coinvolgere del tutto, come se mancasse quella spinta ritmica decisiva per entusiasmare.
Da segnalare invece “Child I will hurt you”, riuscito esperimento di ballata alla Crystal Castles, elettronica e soffice allo stesso tempo, con tastiere in evidenza e la voce di Alice che si fa incredibilmente dolce (“Taught them with solace; They know a soft caress; To lower your defense”).
Con “III”, in definitiva, i Crystal Castles hanno cercato di fare un piccolo passo in avanti rispetto al passato, riuscendoci solo in parte. A mancare è stato il coraggio di osare (quando lo fanno i risultati sono ottimi), vinto da una (legittima) voglia di non distaccarsi troppo dalla formula che fino ad oggi li ha portati al successo. Nella marea di uscite discografiche un album non imprescindibile.
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