«THE SCARRED PEOPLE - Tiamat» la recensione di Rockol

Tiamat - THE SCARRED PEOPLE - la recensione

Recensione del 05 nov 2012 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Ci hanno abituato a non dare mai nulla per scontato, sperimentando – nell’arco dei nove album precedenti – quasi tutto in campo di rock estremo, partendo dal death metal passando per il doom, il gothic, l’elettronica e la psichedelia; tutto ciò mantenendo sempre una propria personalità, forse esaltata proprio dal carattere camaleontico. Con il nuovo “The scarred people” i Tiamat sembrano mutare strategia, come se dopo 25 anni di onorata carriera si sentissero pronti a fare un bilancio e a riorganizzare le forze per ottimizzare la potenza di fuoco. Niente sorprese, quindi, ma un grande lavoro di distillazione, cesello e rifinitura per esaltare gli aspetti più potenti della loro poetica musicale.
Tutto ciò sfocia in una raccolta di 11 brani di gothic metal/gothic rock solido, godibile e dal potenziale commerciale non indifferente; insomma stiamo parlando di un’ispirazione per nulla lontana dai Sisters of Mercy di “Floodland”, ma anche dai Type O’Negative di “October rust”.
Riff robusti, tempi cadenzati, melodie dense come una birra stout artigianale, malinconia sepolcrale ma mai macabra… le regole sono rispettate tutte alla perfezione e con un mestiere innegabile. Certo le influenze sono evidenti e, soprattutto, il genere è pericoloso in quanto facile a scadere nel già sentito, nella citazione o nel plagio involontario. Vogliamo, ad esempio, parlare del debito che Johan Edlund ha nei confronti di Andrew Eldritch dei Sisters Of Mercy? A tratti sembra di sentire il buon Andrew, senza fare troppi giri attorno all’argomento…
Ma a proposito di Edlund è doveroso segnalare come proprio la sua vocalità sia, in qualche maniera, la chiave e di lettura dell’album, nonché l’arma più affilata della band. È proprio grazie a lui che, anche nei momenti in cui l’ispirazione musicale scade negli stilemi più banali del genere, i Tiamat riescono a restare in sella e a convincere.
L’apertura, con la title track, è comunque un ottima cartina di tornasole per comprendere ciò che aspetta l’ascoltatore: un brano potente e melodico, dark al punto giusto, a tratti quasi con sfumature wave e – perdonate il termine – danzerecce (così come lo potevano essere brani stile “Lucretia my reflection” dei già citati Sisters of Mercy). Da qui in poi è un percorso in discesa - una discesa piacevole anche se priva dell’emozione del rischio…



In tutto ciò è necessario, però, citare anche gli episodi che esulano dal feeling gotico; in primis ci sono le notevoli “Love terrorists” e “Messinian letter”, intrise di una nebbia lisergica pinkfloydiana che smussa le asperità più dark per suggerire viaggi verso il cuore della percezione. O, a seconda di come la si vuol vedere, trip verso le lande dello sconvolgimento (ma poco cambia). E poi c’è l’eterea e acustica “Tiznit”, uno strumentale dai toni folk-pastorali, con tanto di uccellini e suoni della natura nel mix.
Alla fine della fiera, “Scarred people” funziona e ha dei buoni momenti, senza fare urlare al miracolo. Ma è normale… del resto il campionato in cui i Tiamat gareggiano è fatto di giocatori dal fiato lungo e le gambe forti, ma con schemi tanto solidi, quanto standard.
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