«LANDING ON A HUNDRED - Cody Chesnutt» la recensione di Rockol

Cody Chesnutt - LANDING ON A HUNDRED - la recensione

Recensione del 29 ott 2012 a cura di Alfredo Marziano

La recensione

Un soulman che affronta la vita con l'elmetto in testa, Cody ChesnuTT era noto finora per un disco "fai da te" uscito nel 2002, "The headphone masterpiece", ma soprattutto per una collaborazione con i Roots che quello stesso anno avevano trasformato la sua "The seed" sfrigolante e lo-fi in un hit mondiale versione 2.0 . Dieci anni dopo, lasciate per strada poche altre tracce (un Ep nel 2010), si riaffaccia sul mercato internazionale con ambizioni decisamente più mainstream, un buon supporto promozionale alle spalle (lo si è visto di recente anche su RaiDue, a "Quelli che..."), molte storie di vita vissuta da raccontare e una produzione molto più professionale, un balzo in avanti deciso rispetto a quel ruvido doppio album confezionato in camera da letto con un registratore a cassette a quattro piste.
Ha una voce al sapor di miele e un falsetto vellutato, ChestnuTT, ma quando introduce la flessuosa linea melodica di "Everybody's brother" cantando soave un verso come "I used to smoke crack back in the day" capisci di avere di fronte un tipo tosto alla Gil Scott Heron che non ci pensa due volte a sbatterti in faccia la dura realtà del ghetto e i demoni con cui ha dovuto combattere. Il suo approccio deciso e militante non gli impedisce di sollazzarsi con la sweet soul music della miglior specie: Cody adora i profluvi di archi e di fiati, e così "'Til I met thee", il singolo "That's still mama" e "Scroll call" rimandano irresistibilmente al funk soul orchestrale di Marvin Gaye , di Curtis Mayfield e di Bobby Womack , ai grandi affreschi metropolitani, agli inner city blues e ai messaggi alla nazione di "What's going on" e di "Superfly", alle colonne sonore da film blaxploitation anni Settanta ma anche al melodioso doo wop/pop Sixties di un pioniere come Sam Cooke ).





"Landing on a hundred" è un disco in cui ChesnuTT promette sin dal titolo (che richiama un'espressione gergale afroamericana) di dire tutta la verità, con una poesia dal ritmo urbano che prende linfa dal meglio del passato mischiando il soul a sapori blues e afro-jazz: non è un caso che sia stato registrato (su nastro analogico a due pollici) nei leggendari Royal Studios di Memphis, dove Cody ha provato l'emozione di cantare davanti al microfono usato da Al Green , un altro dei suoi numi tutelari per come sapeva cantare l'amore, le sue tribolazioni e le sue illuminazioni anche se con inclinazioni evangeliche che al suo discepolo sembrano sconosciute ("Love is more than a wedding day" è uno dei pezzi più pop e swinganti della raccolta). Con tali esempi illustri mai citati a sproposito, si capisce che è il caso di prenderlo sul serio. Ma non è un revivalista puro o un clone, un impersonator capace solo di indossare i panni altrui. Quel che gli interessa, semmai, è srotolare il filo della storia, dichiarare un progetto di continuità e di identità culturale rievocando a più riprese Madre Africa e calandosi se necessario in realtà e sonorità più attuali, si tratti degli echi dub/hip hop di "I've been life", o del ritmo marziale e le atmosfere spettrali di una "Don't follow me" che fa immaginare un suo incontro virtuale con i Portishead . Come ogni disco soul che si rispetti, "Landing on a hundred" dosa con sapienza ritmo e melodia, musica per le gambe, per i cervello e per il cuore, gli stacchi fiatistici bluesy della ripetitiva "Under the spell of the handout" e il saltellante quasi-ska di "Where is all the money going" con il passo morbido e felpato di ballate come "What kind of cool" e "Chips down". Magari ogni tanto si lascia prendere la mano e un controllo di qualità più rigoroso su canzoni e arrangiamenti, non tutti di pari livello, avrebbe fatto di questo disco un gioiello assoluto. Se ne può attribuire la colpa all'irruenza, all'esuberanza del personaggio, alla sua voglia di dire tutto e subito. Ma sono peccati veniali, perché "Landing on a hundred" è un flusso ininterrotto e torrenziale di cinquanta minuti di musica fresca, palpitante e dritta allo scopo. Si sentiva il bisogno di un altro poeta da strada, di un nuovo guerriero soul da trincea e a quanto pare lo abbiamo trovato.
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