«LONERISM - Tame Impala» la recensione di Rockol

Tame Impala - LONERISM - la recensione

Recensione del 23 ott 2012 a cura di Marco Jeannin

La recensione

“Innerspeaker” era traducibile con “guardarsi dentro”. Introspezione? “Lonerism” invece è un chiaro riferimento alla solitudine. Kevin Parker ha messo in piedi i Tame Impala per parlare di come si sente, di quello che vive e di come lo vive. Praticamente una terapia. Ed è particolarmente interessante notare che il linguaggio scelto per farlo sia quello della psichedelia, probabilmente il genere più indicato per guidare l’esplorazione del Sé. Un’esplorazione colorata, lisergica, a tratti acida, scaturita dall’amore per band come i Cream e Jefferson Airplane, ma soprattutto dall’idolatria (assolutamente comprensibile, per non dire condivisibile) nei confronti dei Beatles più colorati: bastano quarantasei secondi di “Be above it” per rendersene pienamente conto. Quella di “Lonerism” è psichedelia pura, con però un’attitudine pop da non sottovalutare. E’ stato Parker stesso, se non erro, a dire che gli piacerebbe che i Tame Impala suonassero un po’ “Britney Spears”. Magari era una battuta, probabilmente l’ha sparata più grossa di quello che in realtà è. Un fondo di verità però, chissà… Intanto per “Lonerism” il modello dichiarato è “A wizard, a true star” di Todd Rundgren: un disco prog.

Tutto qui, sui Tame Impala dal punto di vista sonoro c’è poco da aggiungere rispetto a quanto già detto ai tempi di “Innerspeaker”. “Lonerism” è semplicemente più grande, più maturo e più corposo. E, per quanto sempre estremamente derivativo, rappresenta la quintessenza del gruppo stesso. Più che di un semplice seguito (per quanto pensato come tale), qui stiamo parlando della piena realizzazione di un progetto sonoro iniziato nel ormai lontano 1999 e cresciuto così tanto da diventare punto di riferimento. Cresce Parker, crescono i Tame Impala. Crescono anche i mezzi e le capacità per tradurre in suono l’idea di poter fare un disco alla vecchia maniera, senza però scadere nella copia sfacciata. In questo senso “Lonerism” richiede un approccio simile a quello riservato a band come gli Animal Collective, veri e propri alfieri della nuova generazione psichedelica: si sa da dove arrivano e sarà interessante vedere dove vanno. Questa volta il viaggio ha portato Parker a mettere insieme dodici ottime tracce che si fanno apprezzare per brillantezza, coesione e inventiva.



Difficile pescarne una più (o meno) significativa di un’altra: con dischi del genere perdersi nella descrizione di ogni singolo pezzo è un’operazione senza senso dato che il senso stesso deriva proprio dall’insieme, dalla totalità dei brani. Ascoltare “Lonerism” dall’inizio alla fine è quindi il modo migliore per poterlo apprezzare fino in fondo, sembra una banalità ma è vero. Non si sbircia solamente nella tana del Bianconiglio (la testa di Parker?); se l’avventura la vuoi vivere da cima a fondo, ti ci devi buttare di testa. Servono una cinquantina di minuti abbondanti, d'accordo, ma anche il tempo dopo un po’ diventa una questione davvero relativa. È noto infatti, che la bellezza di questo genere di musica risiede proprio nella capacità di farti perdere i sensi, spalancando contemporaneamente le porte della percezione. Questo era, questo è.

I Tame Impala, molto semplicemente, hanno dato i mezzi a Parker per portare alla luce, e forse esorcizzare le sue ossessioni, paure, ansie: “Lonerism” è la perfetta combinazione di significante e significato, forma e contenuto legati indissolubilmente per generare un segno davvero unico nel suo genere. Parker stesso. “Lonerism” è dunque la pura espressione di un uomo. Davvero un gran bel disco.
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