«NUDA VERITAS - Blue Popsicle» la recensione di Rockol

Blue Popsicle - NUDA VERITAS - la recensione

Recensione del 28 set 2012 a cura di Marco Jeannin

La recensione

I Blue Popsicle sono una vecchia conoscenza di Rockol. Li abbiamo trattati spesso e volentieri in diverse occasioni, vedi durante il primo ciclo di The Observer, ma anche più recentemente in occasione del Sisley Independent Tour e della loro (ottima) data live a Firenze. Sono una band giovane, attiva dal 2009, ma già con un buon numero di concerti sulle spalle (in Italia e all’estero), e tre Ep a garantire la bontà di un progetto che sta venendo fuori sulla distanza; liberi quindi dalla pressione di dover per forza pubblicare un disco il prima possibile, scelta questa che prendiamo come un segno di grande maturità - nonostante i ragazzi siano molto giovani - e che non possiamo che benedire. Tre Ep quindi, di cui l’ultimo uscito ormai da un annetto, ma che oggi siamo in grado di recensire con una certa cognizione di causa. Perché i Blue Popsicle li abbiamo sentiti dal vivo, e ci sono piaciuti, ma soprattutto perché i tempi sono finalmente maturi per tornare nuovamente a parlare come si deve della band e del loro ultimo lavoro, sulla nuova release di The Observer.

“Nuda veritas” quindi, un Ep di quattro tracce, registrato all’El Sop Studio di Firenze e prodotto da Leonardo Magnolfi (Malfunk, Prozac +, Sick Tamburo) e dai Popsicle stessi. Un Ep in grado di fornirci una panoramica completa e pienamente soddisfacente sul sound della band, a metà strada tra l’indie pop più spigliato e un rock nettamente più affilato, cantato interamente in inglese dall’ottimo Filippo Santini (una vera giovane rockstar), e farcito, cosa non da poco, di ottime melodie. I Blue Popsicle fanno parte di quella generazione di nuove band che ormai non soffrono più del “complesso del genere” secondo cui solo in Inghilterra o negli Stati Uniti, per esempio, si può fare buon indie rock. Loro sono fiorentini doc, ma suonano come i Kooks più in palla. Aspirano l’acca quando parlano, ma hanno ben poco da invidiare a certe tirate marchiate Arctic Monkeys. Ed è questo il loro pregio più grande: per quanto evidentemente “figli” di un background arcinoto, i Blue Popsicle sono una di quelle band che colpiscono davvero perché sanno trasmettere pienamente la loro identità nei pezzi che suonano. In altre parole, i Blue Popsicle si distinguono. Sanno che cos’è un singolo (“Some kind of creep”, davvero un ottimo pezzo) e come sostenerlo con pezzi all’altezza (“Cosmo girl”, “Brightest”, “The rotten age” alla pari), consci che se stai buttando fuori un Ep, qualche rischio lo puoi e lo devi correre. Perché gli Ep servono a questo, a farsi conoscere certo, ma soprattutto a vedere fino a dove si può arrivare. I Blue Popsicle stanno affilando le armi in vista della pubblicazione del primo disco. Un primo disco che, viste le premesse, ha tutte le carte in regola per far fare al gruppo il cosiddetto salto di qualità. Da parte nostra continueremo a seguirli da vicino. Insomma, ci sarà un motivo se continuiamo a parlare di loro…
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