«CENTIPIDE HZ - Animal Collective» la recensione di Rockol

Animal Collective - CENTIPIDE HZ - la recensione

Recensione del 07 set 2012

La recensione

Partiamo dal basso, da quella "Amanita" che chiude la sequenza di brani che compone "Centipede Hz": un titolo che strizza l'occhio, senza nemmeno troppo nasconderlo, all'allucinato mondo dell'amanita muscaria, a un microcosmo deformato ed esilarante alla "Alice in Wonderland". In effetti, a sovrintendere all'intero album gli Animal Collective hanno messo un millepiedi: la metafora calza, quindi, e subendo il fascino e gli effetti del fungo ci si può addentrare nell'ultimo disco della formazione di Baltimora. Certo, camminare senza le giuste precauzioni nella folta boscaglia sperimentale popolata da hipster (o meglio pseudo tali) potrebbe risultare azzardato, per questo, forse, il giusto approccio è quello della distorsione da intossicazione, sopratutto se ad accogliere alle porte di questo posto strano c'è il martellante ritmo ferroso di "Moonjock". Trame veloci e da videogioco inseguono l'ascoltatore in una corsa di 5 minuti che bruscamente si interrompono per confondersi con lontane interferenze dallo spazio, radio segnali e brusii continui.
Il supernaturale è bionico e prende sempre il sopravvento quando si ascolta un lavoro firmato da Avey Tare, Panda Bear, Deakin e Geologist: sono proprio loro a ricordarcelo, nei primi versi della bella e confusionaria "Today's supernatural" - canzone scelta dai ragazzi per anticipare l'intero album - che recita "bionic hee-haw" ("raglio bionico"). Ma, in questo raglio c'è sempre un timbro di ruvida dolcezza, sarà la voce che Avey spesso tira al massimo, sarà la scelta dei suoni (o rumori?) elettronici costantemente presenti in sottofondo, un po' a disturbare, un po' a sporcare quelle tracce che - si sta parlando per eccessi - potrebbero correre il rischio di essere rinchiuse nell'anticamera, o nel ripostiglio, del pop.
Per esempio "Rosie oh"; per esempio "Applesauce". Pericolo scampato: subito parte "Wide eyed", primo e unico brano scritto e cantato da Josh "Deakin" Dibb, la pecorella smarrita, tornata all'ovile dopo una breve gita in solitaria. In tre anni di assenza di cose ne ha fatte, è vero, tra collaborazioni, remix, viaggi e album finanziati dai suoi supporter grazie a Kickstarter. Ma, ancora prima (e prima di tutto) ha co-fondato gli Animal Collective e da questo non può prescindere. E, tutto sommato, gli conviene non allontanarsi troppo dai suoi vecchi amici. Nelle creazioni del collettivo riesce a starci davvero tutto: in "Father time", c'è un tamburo arabeggiante e un vago richiamo tribale in "Pulleys"; incisioni al contrario, suoni campionati e confusi, psichedelia sintetizzata in "New town burnout", "Monkey riches" e "Mercury man". E ci si ritrova così al punto di partenza, forse senza nemmeno aver fatto troppa strada. "Amanita": sufficientemente allucinata da giustificare un'impalcatura sonora stratificata ed eclettica, ma logica quanto basta per accompagnare chi la ascolta verso la fine del viaggio.
La sensazione, finito l'ascolto di "Centipede Hz" è che non vi sia più nulla di cui stupirsi, se si parla di sperimentalismo. Troppo spesso la paura di risultare banali crea effetti indesiderati, se non opposti, rispetto alle intenzioni di partenza. Questo album è il frutto dell'incontro di quattro storici amici dal carattere un po' presuntuoso e scontroso che si sono divertiti a fare quello che facevano "da piccoli", quando erano ancora alle prime armi, quando i dischi erano ancora pochi e non nove.
Ma l'impegno c'è, il talento pure e devono essere premiati.


(Valeria Mazzucca)

TRACKLIST

04. Applesouce
07. Now town burnout
10. Pulleys
11. Amanita
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