Straw - SHOPLIFTING - la recensione
Recensione del 19 giu 1999
Inizia americano, finisce inglese, ma c’è qualcosa di buono che si insinua nell’irritazione. Qualcosa che cresce ascolto dopo ascolto e che ti fa dire, dopo un po’, “però, questa non è niente male, e anche quest’altra, molto beatlesiana, ci vuole anche coraggio per riproporla così sfacciatamente”. Insomma, se all’inizio “Shoplifting” ti scoraggia per la sua banalità, alla fine se non altro ti dimostra che la leggerezza è voluta e che è addirittura lontana parente dei quattro nonnetti di Liverpool e cugina di primo grado di quei teppistelli redenti degli Oasis. Weird stuff, almeno per quanto riguarda la voce di Mattie Bennett, che ci mette un po’ ad entrare in circolo, ma quando poi ci si abitua tutto funziona a meraviglia. La galleria degli hits va via che è un piacere, dal singolo celebrato “The aeroplane song” attraverso “Weird superman”, “Wake up (Miss Venezuela)”, “Moving to California” e “Anthem for the low in self esteem”, mentre sono più che buoni anche i singoli lenti come “Postcards from hell”. Dall’apparente rock’n’roll modello Usa allo sdolcipop inglese il passo il breve, almeno su questo disco, ma se deciderete di ascoltarlo non ve ne pentirete, perché poi alla fine il potere delle armonie prevale su tutto. Chissà cosa faranno in futuro, e soprattutto come, se saranno ancora così brit e orchestrali oppure si lanceranno verso lidi più fragorosi e impervi: per ora gli Straw con “Shoplifting” fanno il tagliando alla vettura: c’è qualcosa da rivedere, qualcosa da cambiare, ma l’auto è ancora nuova: per ora andateci in vacanza e poi ci rivediamo fra qualche mese.