«LA NOTTE DEL DIO CHE BALLA - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - LA NOTTE DEL DIO CHE BALLA - la recensione

Recensione del 20 giu 1999

La recensione

«Ho incontrato la musica popolare nel 1977 grazie alla militanza nel gruppo MUSICANOVA, e questo incontro ha segnato l’inizio della mia vita di musicista. In quel periodo ho avuto modo di trascorrere parecchio tempo a contatto con la cultura e la musica della penisola salentina, in particolare con riti e ritmi legati al mito della Taranta. Ritmi e musiche, principalmente “pizziche tarantate”, che poi riproponevamo nei nostri concerti. Quello che ci interessava fare, non era solo divulgare questa musica coinvolgente, violenta, ossessiva fino a diventare terapeutica, misteriosa ed aggregante, ma anche stabilire delle connessioni tra queste forme di cultura contadina “altra” e le contro culture giovanili e metropolitane che, allora come oggi, per resistere alle culture dominanti, necessitano di forte autodefinizione, fino a descrivere se stesse come vere enclavi comportamentali (ad esempio i raduni rave)…La notte del Dio che balla è andata in scena per la prima volta la sera del 25 luglio 1998 a Cosenza nel corso del festival “Invasioni”. Il primo gruppo è salito sul palco alle nove e trenta e l’ultimo all’incirca verso le tre del mattino». Sono le note di Teresa De Sio, scritte per illustrare l’idea che sta dietro un progetto suggestivo come “La notte del Dio che balla”, dedicato al potere taumaturgico della musica e prima ancora del ritmo. Il ritmo con il quale solo trovano sollievo i tarantolati, la ripetizione ossessiva di una griglia percussiva che diventa trance, bisogno e urgenza, follia espressiva. Dei gruppi presenti quella notte nello spettacolo la compilation in questione riporta diversi brani, aggiungendo inoltre qualche chicca che arriva da fuori ed è sempre comunque legata al tema (es. Vinicio Capossela con “Il ballo di San Vito”). Teresa De Sio, Agricantus, Xicrò, Pantarei, Parto delle Nuvole Pesanti, Nidi D’Arac, Ambrogio Sparagna, RestArt, Daniele Sepe investigano e raccontano con la loro musica il sud infuocato del Salento, con i suoi riti pagani e i ritmi ossessivi della taranta, talvolta riletti – è il caso dei Nidi d’Arac – alla luce di nuove strumentazioni e tecnologie.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.