«REBETIKO GYMNASTAS - Vinicio Capossela» la recensione di Rockol

Vinicio Capossela - REBETIKO GYMNASTAS - la recensione

Recensione del 12 giu 2012

La recensione

Lavoriamo di fantasia. Immaginiamo una taverna in Grecia offuscata dal fumo, dove uomini ebbri iniziano a cantare versi malinconici e appassionati, pian piano si forma un coro e il senso di comunità che si respira è alto. Immaginiamo che questi uomini si facciano più stretti e uniscano al canto il movimento, una ginnastica per il corpo dettata dall’estasi della mente, nella quale ognuno balla da solo. Quello che questi uomini stanno cantando e ballando è certamente il rebetiko, accostabile, seppur con le dovute distinzioni, al blues degli afroamericani, al fado dei portoghesi e al tango degli argentini.
Ora che abbiamo accorciato le distanze con questo termine per molti insolito, sarà più facile accostarci al nuovo disco di Vinicio Capossela, “Rebetiko gymnastas”, dove l’esercizio cui rimanda la seconda parte del titolo è naturalmente musicale. Siamo lontani da spread e pericoli di recessione, perché il processo di sensibilizzazione che passa attraverso le tredici canzoni dell’album non riguarda la crisi economica, quanto quella culturale, a ricordarci il consistente debito che tutti abbiamo con la ricca cultura greca, da cui l’omaggio che questo disco vuole essere.
Capossela sceglie quindi una musica di denuncia per quello che possiamo considerare il seguito e anche l’epilogo del precedente atto discografico: “Marinai profeti e balene” (La cupa/Warner, 2011), dove al navigare segue ora l’attracco e dove il porto – quindi il nuovo punto di partenza - è l’identità culturale. Il cantautore di Hannover sceglie così quattro canzoni inedite di stampo greco: la prima, bella e trascinante, è “Abbandonato”, libera interpretazione in lingua di un brano di Atahualpa Yupangui (se state pensando a Paolo Conte e alla sua “Alle prese con una verde milonga” siete sulla buona strada), canzone eletta ad aprire egregiamente il disco e la promozione, svelando subito che il protagonista dell’intero lavoro è il bouzouki, strumento tipico della tradizione musicale ellenica. Segue il personale “Rebetiko mou” e la nota Misirlou (ricorderete la versione per chitarra elettrica nella colonna sonora di Pulp Fiction), per finire con “Cancion de las simples cosas”, buona versione italiana di un brano già accostato all’argentina Mercedes Sosa e alla messicana Chavela Vargas.
Per il resto Capossela seleziona brani del suo repertorio, che per atmosfere o predisposizione musicale rimandano proprio al rebetiko, destinato a diventare la loro nuova veste, modificandone a volte il battito, ma senza stravolgimenti. Succede così di sentire “Contrada Chiavicone” – canzone del 1996 inclusa nel disco “Il ballo di San Vito”- in una versione particolarmente agitata, resa tale dalla ricchezza di suoni procurati dal bouzouki del celebre Monolis Pappos, ma c’è anche l’elegante “Con una rosa” – da “Canzoni a manovella” del 2000 – qui vestita di un ellenico bajon, con il tocco del violino elettrico di Mauro Pagani. C’è poi “Signora luna” – sempre del 2000 - derivante da un’antica canzone dell’Ecuador, in cui l’esercizio musicale è un ellenico western, e via così fino a chiudere con la straziante “Scivola vai via” – contenuta in “All’una e trentacinque circa” del 1990 – che in questo caso suona come il suicidio dell’ultima onda davanti alle spiagge sabbiose. Il viaggio è terminato. Non resta che ringraziare i compagni d’allenamento: Ntinos Chatziiordanou alla fisarmonica, Vassilis Massalas al baglamas, Socratis Ganiaris alle percussioni e soprattutto il già citato Pappos, sommo rebetes del bouzuki. E ancora la cantante dalla voce acre Kaiti Ntali – cui è affidato il canto di “Misirlou” e la cover di “Come prima” di Tony Dallara, da lei scelta e inserita come ghost track a mo’ di capriccio – e i chitarristi Marc Ribot e Ricardo Pereira, fino al nostro Mauro Pagani. Tutti artigiani della musica che hanno registrato negli storici studi Sierra di Atene su nastro analogico, uniti dal canto sempre accorato di Capossela, che ha alternato l’italiano al greco e persino al russo, tante vie per dirci un’unica cosa: che quando si è sul ciglio della vita, si può ancora scegliere, magari di ripartire da una rivolta interiore.

(Paola De Simone)



TRACKLIST:

“Abbandonato”
“Rebetiko mou”
“Gimnastika (Utrennyaya Gimnastika)”
“Misirlou”
“Contrada Chiavicone”
“Con una rosa”
“Non è l’amore che va via”
“Contratto per Karelias”
“Corre il soldato”
“Scivola vai via”
“Come prima” (ghost track)
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