«VALTARI - Sigur Ros» la recensione di Rockol

Sigur Ros - VALTARI - la recensione

Recensione del 28 mag 2012 a cura di Ercole Gentile

La recensione

“Una magia che si ripete, con i musicisti consapevoli di celebrare un rito che chiude un capitolo di storia (dopo quattordici anni e cinque album) guardando al futuro: l'ultimo pezzo, "Lúppulagið", un inedito di studio sommesso, pianistico e minimalista che sta dalle parti di Ryiuchi Sakamoto, è già il segnale di una nuova direzione, necessaria e chissà se altrettanto fruttuosa”.

Così, nel novembre del 2011, si concludeva la recensione di Rockol - ad opera del collega Marziano- di “Inni”, album dal vivo (+ documentario) estratto da due serate tenute dai Sigur Ros presso l'Alexandra Palace di Londra.
Un finale assolutamente profetico, perchè in effetti “Valtari”, sesto album di Jonsì e compagni, si sposta proprio in una direzione (almeno in parte) nuova.
Una scelta non scontata quella della band islandese. Già, perchè il loro ultimo capitolo in studio “Með suð í eyrum við spilum endalaust” del 2008 fece intravedere brani più solari e (per quanto possibile) pop, più veloci e repentini.
Invece in questo nuovo lavoro i Sigur Ros hanno deciso di rallentare quasi totalmente i loro ritmi. Praticamente scomparse le chitarre e la batteria, quasi non pervenuti i saliscendi e le esplosioni sonore, si torna invece ai paesaggi completamente rarefatti e minimali che ricordano il primo lavoro “Von” e in parte “()”.
Possiamo definirla musica 'ambient'? Non proprio, perchè in realtà il tocco magico di Jonsi (che ha deciso di affidare la produzione del disco al compagno Alex Somers, con il quale diede vita al progetto Riceboy Sleeps) e soci si sente sempre, e se siete amanti della formazione di Reykjavik in parte apprezzerete anche “Valtari”. Brani come “Ég Anda” (corredato da un simpatico video su come evitare il soffocamento), “Ekki Mùkk” e “Varúð” (il più 'movimentato' e chitarristico del lotto) portano il marchio Sigur Ròs ben stampato in fronte. La nuova linea si sente maggiormente nella seconda parte del disco, negli ultimi quattro episodi. Spariscono quasi del tutto il ritmo e la voce di Jònsi e si fanno largo atmosfere quasi 'neoclassiche' e soffuse, voci bianche e sonorità da perfetta colonna sonora per un documentario naturalistico. Un soffice tappeto sul quale farsi cullare, col serio rischio però di addormentarsi.
Il punto è questo. “Valtari” è un album sicuramente apprezzabile, perchè i Sigur Ros hanno mestiere ed hanno ormai raggiunto un livello artistico sotto il quale non scenderanno mai. Però, soprattutto nella seconda parte del lavoro, il pericolo è quello di annoiarsi un po', di sentire la mancanza di quel brivido che è riuscito fino ad oggi a farci amare (anche nelle loro sperimentazioni più 'difficili') il gruppo. E forse non a caso la band islandese sta facendo preparare a diversi registi un video da abbinare ad ognuna delle canzoni del disco.
A dispetto del titolo il 'rullo compressore' (questo significa “Valtari”) dei Sigur Ros in questo lavoro è un po' inceppato e se è impossibile bocciarli (perchè il livello della loro proposta resta comunque alto e perchè no, anche per affetto), stavolta scegliamo di non promuoverli a pieni voti. Magari li rimandiamo a settembre (quando li vedremo dal vivo in Italia).

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