«AMONG THE LEAVES - Sun Kil Moon» la recensione di Rockol

Sun Kil Moon - AMONG THE LEAVES - la recensione

Recensione del 28 mag 2012 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

E’ un tipo strano, Mark Kozelek. Chi lo conosce, lo idolatra, magari fin dai tempi dei Red House Painters, la band che fu il simbolo di un movimento di iper-nicchia negli anni ’90, il cosiddetto “slo-core”: ballate elettriche e dilatate in controtendenza con il grunge di quel periodo. “My band had a lot of female fans, now I sign posters for guys in tennis shoes”, canta oggi in “Sunshine in Chicago”, una delle canzoni chiave del quarto disco inciso come Sun Kil Moon.
E’ cambiato lo scenario, ma la sua musica ha sempre le stesse caratteristiche: minimale, soffusa, con quella voce personale, melodica, introspettiva. Una volta cantava di amori e passioni, mentre tutti cantavano di ribellione e nichilismo. Oggi, con questo disco, torna a guardarsi indietro, con un’inedita ironia. “Among the leaves” è forse il disco più completo di questa sua fase musicale: meno minimale di “Admiral fell promises”, è inciso sempre in prevalenza su chitarra acustica, ma con canzoni più canzoni nel senso classico del termine. Titoli come “The moderately talented yet attractive young woman vs. the exceptionally talented yet not so attractive middle aged man” non lasciano molto spazio al dubbio di chi si sta parlando, e dell’understatement che ha sempre contraddistinto la sua musica. “Song for Richard Collopy” è dedicata al suo liutaio, mentre “UK blues” prende in giro gli stereotipi dei paesi di chi ha visto le nazioni sempre di corsa, andando da un concerto all’altro. Ma il capolavoro sono la title-track, la canzone più canzone del disco, un gioiello di melodia e costruzione, così come “Not much rhymes with everything’s awesome at all times”, costruita su un semplice arpeggio di chitarra acustica, “The winery”, con una melodia eterea che ricorda i tempi migliori dei Red House Painters, che rispuntano pure in “King fish”, dove riaffiora - per l’unica volta nel disco - la chitarra elettrica.
Non è musica per tutti, quella di Mark Kozelek - forse non farete parte di quei “guys in tennis shoes” che lo seguono un po’ ossessivamente fin dai suoi esordi come il sottoscritto, tipi che finiscono sempre sul sito della CaldoVerde, gratificati da edizioni limitate, bonus tracks, dischi dal vivo. Ma, anche senza questa ossessione (meritata, sia ben chiaro), la musica di Kozelek vale sempre la pena, e vale la pena consigliarla ogni volta a chi ancora non la conosce. “Among the leaves” è un disco fuori dal tempo e dagli schemi, come chi lo ha inciso.

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