«PIOMBO POLVERE E CARBONE - Il Pan del Diavolo» la recensione di Rockol

Il Pan del Diavolo - PIOMBO POLVERE E CARBONE - la recensione

Recensione del 18 apr 2012 a cura di Ercole Gentile

La recensione

C'è un confine, oltrepassato il quale si diventa musicisti a tutti gli effetti. Nel senso che si hanno dei mezzi per produrre dischi di un certo livello, ci sono una serie di persone che lavorano al tuo fianco e tu, artista, puoi pensare principalmente a suonare. E, per dirla fuori dai denti, se il giochino funziona ci mangiano tutti, oppure nessuno.
Il successo del primo album “Sono all'osso” ha consentito a Il Pan Del Diavolo di compiere questo importante passo in avanti. Che ovviamente non vuol dire fare la vita da star, ma raggiungere quello che oggi è diventato il sogno reale di chi prova ad intraprendere la strada della musica, soprattutto in Italia: sbarcare il lunario suonando.
La moltitudine di date dal vivo ha 'costretto' Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo a trasferirsi in quel di Roma per questioni logistiche: qui hanno cominciato a scrivere il nuovo album “Piombo polvere e carbone”, terminandolo poi in quel della loro Palermo. Al loro fianco ancora una volta Fabio Rizzo come produttore, JD Foster (Calexico, Capossela) al mixer e la grande novità, ovvero i due musicisti Antonio Gramentieri e Diego Sapignoli (Sacricuori, Hugo Race, Marc Ribot).
E il cambiamento si sente. La prima cosa che si nota ascoltando il secondo capitolo discografico del duo siciliano è il suono più corposo, pieno, evoluto verso quello di una vera band. Con i suoi pro (la qualità) ed i suoi contro (la perdita di un po' di quella veracità e sfrontatezza che caratterizzò il primo album).
“Piombo polvere e carbone” è quindi un disco meno immediato e irruento del suo predecessore, anche se ovviamente gli ingredienti principali rimangono bluegrass, rhythm and blues, cantautorato ed un pizzico di psichedelia, ma soprattutto è un lavoro che ha bisogno di più tempo per essere assimilato.
Ci sono episodi in cui si sente chiaramente come Il Pan Del Diavolo si sia trasformato, con appunto un sound più aperto e curato: come in “Scimmia urlatore”, nel primo bel singolo “La velocità” (con un ritornello che si appiccica in testa), “Libero”, gli ottimi echi western di “Vento fortissimo”, la romantica “Fermare il tempo” e la conclusiva ballata “La differenza tra essere svegli e dormire”.
In altri, invece, la sostanza è più vicina all'esordio, a quella botta in faccia urlata da Alosi: funzionano benissimo brani come l'iniziale “Elettrica”, la title-track e l'esplosiva “Dolce far niente”.
Quando si esordisce con una formula così originale come fece Il Pan Del Diavolo nel 2010, è difficile ripetersi con uguale forza. Ecco, l'errore che si può fare avvicinandosi a questo disco è quello di cercare la stessa sensazione provata la prima volta, di volersi bruciare con quella fiamma che solo un colpo di fulmine può accendere. Alosi e Bartolo ne hanno passate, sono cresciuti e la loro musica è di conseguenza cambiata. “Piombo polvere e carbone” è meno diretto, più maturo e forse per questo meno accattivante, ma è quella storia che forse mentre neanche te ne accorgi può restarti accanto per molto tempo.

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