«THE RETURN OF THE SPECTACULAR SPINNING SONGBOOK!!! - Elvis Costello» la recensione di Rockol

Elvis Costello - THE RETURN OF THE SPECTACULAR SPINNING SONGBOOK!!! - la recensione

Recensione del 02 apr 2012

La recensione

Qualche lettore più in là con gli anni se lo ricorderà: Elvis Costello , gli Attractions e il loro "canzoniere girevole" fecero tappa anche in Italia, al defunto Teatro Cristallo di Milano (che oggi è una discoteca e si chiama Limelight)e a Roma (ospite speciale Roberto Benigni), nel lontano novembre del 1986. Era, il loro, un divertente concerto basato su un'idea semplice ed efficace, rubata ai quiz televisivi: una grande ruota colorata i cui spicchi contenevano i titoli di altrettante canzoni e che, azionata a braccio dagli spettatori, determinava ogni sera una scaletta diversa e (parzialmente) casuale. Un gioco, una roulette rock che divertiva pubblico e musicisti, e che il cantautore inglese ha pensato bene di riesumare l'anno scorso insieme agli Imposters, due ex Attractions più il bassista californiano Davey Faragher; le date dell'11 e 12 maggio al Wiltern di Los Angeles sono state registrate e pubblicate, prima in una costosissima edizione limitata che lo stesso artista ha sconsigliato sul suo sito di acquistare e ora a prezzo decisamente più abbordabile nelle versioni cd, dvd e deluxe (cd+dvd, con tracklist diverse: il supporto audio compila performance selezionate dalle due serate, quello video ripropone l'intero show del 12 maggio con filmati bonus). Consigliabile procurarsi il Dvd o la special edition, perché lo "Spectacular Spinning Songbook" è uno show da vivere anche con gli occhi, movimentato da quel disco rotante e multicolore e dalla "go-go cage", una "gabbia" a disposizione di ballerine professioniste e degli spettatori - solitamente le ragazze più carine in platea - chiamati di volta in volta sul palco e che hanno voglia di ballare. Il cd audio (se la copia promo che abbiamo avuto modo di ascoltare non mente) è penalizzato da una registrazione in stile bootleg ufficiale, suono compresso e sotto vuoto spinto, ma non manca di fascino questa genuina riproposizione "warts and all", spie fischianti e inciampi vocali compresi. Anche perché i quattro partono a tutta birra, come se fossero ancora i tempi di "This year's model" e di "Blood and chocolate", con un poker micidiale, un piglio da garage band e una scarica sonora che tramortisce i padiglioni auricolari: è la cifra stilistica di uno show superelettrico e ipercinetico, che inclina molto verso il classico repertorio anni '70 e '80, l'eccitante beat'n'roll di "Mystery dance", la schiuma rabbiosa di "Radio radio", l'assalto alla baionetta di "Lipstick vogue" e il reggae in salsa spy story di "Watching the detectives", con un Elvis sbraitante che strapazza le corde delle sue chitarre, la sezione ritmica che stantuffa implacabile e l'impareggiabile tocco di Steve Nieve, pianista di solida formazione classica che ama trastullarsi con i suoni acerbi e striduli delle sue tastiere giocattolo.
Suonano a tutto volume, gli Imposters, in una serata che ha come primo imperativo il divertimento e che molto poco concede alla produzione più recente privilegiando i pezzi più movimentati ("Stella Hurt" dal presto dimenticato "Momofuku"; "National ransom" dall' eccellente, omonimo album di due anni fa ). Si cerca piuttosto l'occasione per far festa e baldoria: ad esempio chiamando sul palco le Bangles per riproporre un pezzo che Costello aveva regalato anni fa al quartetto di Los Angeles ("Tear off your own head"), oppure riproponendo con scioltezza da "buona la prima" la "Out of time" dei Rolling Stones , perfettamente in linea con il mood della serata.
L'Elvis balladeer, il cantante e autore raffinato che abbiamo imparato a conoscere dopo la buriana del punk, emerge nella sapienza pop di "Everyday I write the book" (rientrata in repertorio dopo anni di purgatorio), nella classicità elegante di "God give me strenght" (firmata in coppia con Burt Bacharach per "Painted from memory"), in "All grown up" (mai proposta prima dal vivo, come spiega Costello dal palco), nella "Man out of time" recuperata da quel geniale pastiche che fu "Imperial bedroom". Ma per il resto questa è una scaletta infarcita di crowd pleasers, dei pezzi più amati dal pubblico. Come la ballata spezzacuori "I want you", abrasiva e stridente più che mai nei suoi oltre sette minuti di durata, e ("What's so funny 'bout) Peace, love and understanding" di Nick Lowe (sua anche "Heart of the city"), l'inno memorabile che chiude lo show in ricordo dei tempi in cui il pub rocker inglese era il mentore e produttore di fiducia dell'Elvis giovane e arrabbiato. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, da allora il tragitto artistico di Costello è stato un avventuroso e imprevedibile zig zag che periodicamente torna al punto di partenza. E fa piacere che tra un disco crossover per la Deutsche Grammophon e un'incursione nel bluegrass americano ogni tanto il cinquantasettenne signor MacManus si cali ancora nei vecchi panni, si rimetta a suonare come ai tempi dell'El Mocambo e riporti indietro le lancette del tempo con un altro giro di ruota.




(Alfredo Marziano)
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