«NOCTOURNIQUET - Mars Volta» la recensione di Rockol

Mars Volta - NOCTOURNIQUET - la recensione

Recensione del 02 apr 2012 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Il sesto album di studio per i Texani Mars Volta sicuramente era atteso da fan e avversari con trepidazione: i primi desideravano un'unica cosa, ossia la redenzione e il ritorno della band ai propri fasti dopo il passo falso di "Octahedron"; i secondi godevano al pensiero di un altro disco non all'altezza e capace di conceder loro gli strumenti per dare il colpo di grazia al gruppo, metaforicamente parlando.
Ebbene, "Noctourniquet" di sicuro accontenta i fan, lasciando invece i nemici con il proverbiale pugno di mosche. Certo, ci sono delle differenze non trascurabili tra i Mars Volta del 2012 e quelli del 2009 (e degli anni precedenti), non ultima la formazione che vede alla batteria Deantoni Parks e manca del tastierista Isaiah "Ikey" Owens, oltre che dell'apporto di John Frusciante alla chitarra; ma a parte gli avvicendamenti di personale, muta anche il taglio sonico che la band decide di dare alla propria musica.
Il cantante Cedric Bixler-Zavala ha definito la nuova direzione "future punk", probabilmente concedendosi l'ennesima licenza per amor di provocazione... in effetti quello che "Noctourniquet" offre potrebbe essere il corrispettivo del punk in una dimensione parallela e futuristica, in cui il termine punk non rimanda alla concezione che ne abbiamo, legata alle sonorità urticanti nate negli anni Sessanta e canonizzate a metà anni Settanta dall'ondata inglese e statunitense. La base è sempre molto progressive rock con innesti che variano dal sound imbottito di synth da elettronica pionieristica, al metal, passando per il jazz rock, l'art rock, la psichedelia, il pop e una generale attenzione alla melodia (non banale, ma indubbiamente user-friendly); e su tutto la vocalità di Cedric, che costituisce il più grande cambiamento nella personalità dei Mars Volta del presente. Il cantante sperimenta con la propria voce, si concede sipari di espressiva dolcezza, di malinconico romanticismo e di interpretazione studiata, mostrando un controllo e una maturità in passato decisamente meno evidenti.
Come se già non ci fosse sufficiente carne al fuoco, "Noctourniquet" è anche un concept album (sì, come la tradizione progressive quasi impone) e la vicenda narrata ruota intorno a una serie di idee e personaggi bizzarri: il supercriminale dei fumetti DC Solomon Grundy, il mito greco di Giacinto e - incredibile ma vero - una band di alternative rock inglese anni Ottanta, The Godfathers. Bizzarro? Esatto. Ma del resto le follie musicali della band ben si prestano a far coppia fissa con follie liriche, quindi nel complesso non c'è proprio nulla di strano. Anzi...
Questo disco, dunque, è probabilmente il primo vero tassello di una direzione nuova per Rodríguez-López e compari, legata a un desiderio di maggiore accessibilità, ma che non snatura l'intima essenza della band - tanto legata alla sperimentazione e all'inconsueto. I brani rimangono densi e ricchi, articolatissimi e strutturati, anche se abbandonano la dimensione di sfida e di sfrontatezza che fu il marchio di fabbrica dei lavori pre-"Octahedron". Come in tutti i momenti di transizione che si rispettino, anche qui ci sono attimi di puro genio alternati a frazioni meno mordenti, ma innegabilmente i Mars Volta si confermano come una delle realtà più vive e imprevedibili del panorama musicale mondiale non mainstream.

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