DALLA PARTE DEL TORTO

Novunque (CD)

Voto Rockol: 2.5 / 5

di Giuseppe Fabris

E’ sempre un po’ noioso iniziare a raccontare un disco partendo dalla biografia dell’artista, ma nel caso di Giulio Casale tale racconto è necessario per mostrarne l'evoluzione.
Più di dieci anni fa chi scrive faceva parte di quello che sarebbe diventato in breve tempo un folto pubblico che si spostava verso ogni location del Nord Est in cui si sarebbero esibiti gli Estra. Era l’inizio degli anni ’90 e la band capitanata da Giulio “Estremo” Casale divenne la voce dei giovani che abitavano quei luoghi e quel periodo storico: il loro rock duro e lirico divenne ben presto un marchio di fabbrica che li portò a diventare una delle band più importanti del nostro paese, anche se la loro fama non riuscì mai ad arrivare ai livelli raggiunti in “patria”.
Già allora, nonostante tutti i componenti della band fossero dotati di carisma (basti pensare al chitarrista Abe Salvadori), erano la voce, le parole e il corpo di Casale a trascinare ogni concerto: con il suo fare teatrale, con la sua presenza imponente Giulio ricopriva perfettamente il ruolo del leader di una rock band.
Purtroppo, come tutte le storie, anche quella degli Estra trovò una sua conclusione mentre Casale iniziava una strada come solista in veste di scrittore, musicista e di attore di teatro-canzone.
Dopo un lungo periodo dedicato a portare in scena i suoi testi come quelli di Gaber, di Jeff Buckley o Nanda Pivano, Estremo è tornato ad impugnare la chitarra per scrivere le canzoni che sono state inserite nel suo terzo album da solista.
“Dalla parte del torto” per Casale è un ritorno al rock, ma in modo totalmente diverso da quello con cui aveva iniziato: qui, infatti, le chitarre non servono per colpire, ma per creare una tensione sottocutanea su cui si appoggiano i racconti che vanno ad indagare tanto la sua anima quanto il disagio che la circonda. Basti pensare a “La tua canzone”, canzone che apre il disco (che a tratti ricorda “Suggestionabili” di Paolo Benvegnù), con quelle chitarre che sembrano porsi di traverso rispetto al brano, ma, in realtà, non fanno che esaltarne l’andamento fino all’esplosione del ritornello: “E se io non comprenderò io non comincio, non ho un senso/ Se io non comprenderò è un’arroganza anche dire Io’”. Se “La mistificazione” è un brano pop-politico, con “Apritemi” Casale mostra di sapersi muovere in atmosfere più dilatate, mentre “Un’ossessione” resta impressa per quella frase “È lento quel deserto che si allunga verso me” che potrebbe essere l’inno di questo disco. In “Virus A” si palesano davanti al microfono lo scrittore e il poeta che si dividono con il musicista l’anima artistica di Estremo, mentre “Fine” ci lascia indifferenti con quel mix di inglese e italiano che non aggiunge niente alla canzone e all’album.
Dopo la cover di Battiato (“Magic shop") e la psichedelica (e pressoché inutile) “La merce” il disco ricomincia a macinare canzoni con lo splendido trio “Personaggio comune”, “Senza direzione” e “La febbre” in cui risalta la bravura nello scrivere belle storie e belle canzoni con cui raccontarle. E’ proprio con questo trittico che questo album sembra prendere finalmente una consistenza interessante.
“Dalla parte del torto" risulta, infatti, a tratti un po’ frammentato, e non sempre convincente (soprattutto negli arrangiamenti), ma racchiude lo spirito e il talento di un eccellente artista.