«NOT THE WEAPON BUT THE HAND - Steve Hogarth / Richard Barbieri» la recensione di Rockol

Steve Hogarth / Richard Barbieri - NOT THE WEAPON BUT THE HAND - la recensione

Recensione del 05 mar 2012

La recensione

Un cantante da centro palco, Steve Hogarth, e un tastierista da seconda fila, Richard Barbieri. Eppure il primo disco che licenziano in coppia appartiene forse più a quest'ultimo, autore di tutte le musiche e primo motore di un progetto coltivato nei ritagli di tempo, rimbalzandosi file audio per posta elettronica senza mai incontrarsi nello stesso luogo fisico. In ambito prog sono nomi conosciutissimi, un marchio di garanzia: Hogarth è il timoniere che salvò i Marillion dal naufragio dopo che capitan Fish aveva abbandonato la nave; Barbieri l'anima elettronica e il discreto scudiero prima di David Sylvian nei Japan , poi di Steven Wilson nei Porcupine Tree . Ma attenti a fare uno più uno, perché qui troverete poco degli uni e degli altri.
Il dna e il mood di "Not the weapon but the hand" sembrano annidarsi da altre parti: in una musica elegante e "cinematografica", elettronica e intimista, con un'anima scura che nulla concede al virtuosismo strumentale; "progressiva" solo in quanto distante dai formati consueti della canzone tradizionale. Le musiche di Barbieri, quasi sempre erette sulle fondamenta di loop ritmici e pattern astratti di tastiere elettroniche, sono spesso sfuggenti, fumose ma anche ricche di trama, grazie ai preziosi interventi in studio di registrazione del leggendario Danny Thompson (contrabbasso), di Richard Maitland e Arran Ahmun (batteria, il primo già con i Porcupine, il secondo con John Martyn) e soprattutto al contributo in postproduzione dell'ex XTC Dave Gregory, nel ruolo di battitore libero con carta bianca in fatto di chitarre e di arrangiamenti d'archi. I testi di Hogarth, al contrario, sono trasparenti, lineari, dritti al punto: miniature che ritraggono un'umanità in corsa frenetica verso il nulla, personalità schizofreniche, amori ossessivi al limite dello stalking, dark ladies che fanno della bellezza un'arma letale contrappuntate da accorate invocazioni all'amore e alla purezza che sta al cuore della natura umana. Qui il suo è un canto spesso trattenuto, in bilico tra il flusso di coscienza e il sussurro romantico e tormentato, anche perché sono rari gli sviluppi melodici di ampio respiro: "Naked", una ballata pianistica tesa e a tempo di valzer che evoca certe cose di Kate Bush ; "Only love will make you free", un inno sommesso a metà tra gli U2 con la sordina e i Talk Talk di Mark Hollis (un vecchio amore di Hogarth), con una lunga e ritmata coda strumentale in odor del Peter Gabriel più etnoelettronico.
E' il versante "pop" (tra virgolette) di un disco che inclina spesso verso climi più insondabili ed eterei, evitando di farsi acchiappare al primo ascolto. "Red kite" è un cielo cupo di nuvole in movimento, screziato di archi sfuggenti e chitarre registrate al contrario. "A cat with seven souls" un sogno ad occhi aperti tutto echi e rifrazioni, inquietante e tenebroso. "Crack" uno squarcio brusco, incalzante e minaccioso, ritmi spezzati e frammenti dei primissimi Simple Minds . "Your beautiful face" un tappeto ambient delicato e nervoso, con Gregory a creare giochi d'acqua e riff ipnotici con la sua sei corde elettrica. E "Lifting the lid", forse il pezzo più interessante, un claustrofobico bozzolo di farfalla che faticosamente si dischiude: quando Barbieri cita come influenza certo cinema di Stanley Kubrick si capisce bene cosa intenda. "Not the weapon but the hand" è un disco invernale che vive in penombra, con un cuore che batte lento e un'anima che lotta per mettersi a nudo: caratterialmente diversi e geograficamente lontani, Hogarth e Barbieri sono riusciti a trovare un punto di incontro niente affatto scontato.




(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

01. Red kite
02. A cat with seven souls
03. Naked
04. Crack
05. Your beautiful face
06. Only love will make you free
07. Lifting the lid
08. Not the weapon but the hand
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