«L'AMORE E' FEMMINA - Nina Zilli» la recensione di Rockol

Nina Zilli - L'AMORE E' FEMMINA - la recensione

Recensione del 05 mar 2012

La recensione

Prima di procedere con l’ascolto di “L’amore è femmina”, l’unica suggestione era giunta dalla visione della sua esibizione al Festival di Sanremo 2012. Nina Zilli sul palco del Teatro Ariston ha presentato “Per sempre”, la canzone con cui era in concorso, con il capello raccolto in alto a ricordare, a seconda dei casi, Amy Winehouse per i più giovani oppure Mina per i più attempati. Invero la tigre di Cremona più che per l’acconciatura dei capelli veniva ricordata soprattutto dall’interpretazione (sulla pericolosa linea di demarcazione che porta il tributo a sconfinare nella maschera) e dalle atmosfere della canzone sanremese. Tanto che qualcuno prontamente l’ha ribattezzata Mina Zilli.
Affermazione che potrebbe nascondere dell’affetto oppure del dileggio, ma assolutamente niente di nuovo sotto il sole. Se si va a ritroso fino al 2010, al tempo dell’uscita di "Sempre lontano" il suo primo album i riferimenti alla Divina della canzone italiana c’erano già tutti. L’amore per gli anni sessanta – che ormai distano una cinquantina d’anni, quando si dice vintage ! – pure. Anche l’arcinota “50mila”, hit da primo posto in classifica in compagnia dell’amico Giuliano Palma, si ispirava a quei favolosi anni.
Rispetto al debutto discografico “L’amore è femmina” storna le influenze reggaeggianti e quelle del soul d’oltreoceano che avevano piacevolmente caratterizzato la prima prova per portare il nocciolo del discorso verso un pop sempre scanzonato e arioso, sempre venato di soul – genere di riferimento di Nina -, ma più incline ad avvicinarsi alla canzone e alle musicalità dei nostri anni sessanta. Questo è il cambiamento più immediatamente riconoscibile. Viene da pensare che ci sia l’idea di uscire dai panni della battitrice libera propria di un debutto discografico dove viene perdonato e accettato quasi tutto per confluire e confrontarsi con i confini della canzone italiana classicamente detta. Può essere la mossa utile per giungere a un pubblico sempre maggiore soprattutto se, come in questo caso, si riesce a non perdere l’innata freschezza e simpatia che la rendono una interprete (ma anche un autrice) singolare nell’attuale panorama musicale italiano.
E allora accade che la seconda prova sulla lunga distanza viene superata con ampia sufficienza. E allora accade che la differenza non la fanno tanto le canzoni – comunque di discreto livello e tutte meritevoli di menzione, senza quelle non si va da nessuna parte - ma l’interpretazione di Nina Zilli. E allora accade che una volta concluso l’ascolto del disco si abbia ancora la voglia di pigiare il tasto play.


(Paolo Panzeri)
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