«OGNI RIFERIMENTO A PERSONE ESISTITE O A FATTI REALMENTE ACCADUTI E' PURAMENTE CASUALE - Calibro 35» la recensione di Rockol

Calibro 35 - OGNI RIFERIMENTO A PERSONE ESISTITE O A FATTI REALMENTE ACCADUTI E' PURAMENTE CASUALE - la recensione

Recensione del 21 feb 2012

La recensione

Premessa: se guardiamo dentro al vecchio Stivale, i Calibro 35 sono una delle migliori sorprese musicali degli ultimi anni. Il loro esordio eponimo, datato 2008, ha fatto la gioia di tutti gli appassionati di B-movie all'italiana e delle loro colonne sonore, spesso firmate da maestri come Ennio Morricone e Piero Piccioni. Ma non solo. E' riuscito a rivitalizzare a suo modo un immaginario che tanti di noi avevano rimosso: i tanti piccoli esperimenti cinematografici nati negli ultimi anni, non ultimo "La banda del brasiliano" , lo provano. Le parole di stima verso il poliziottesco nostrano spese da registi come Quentin Tarantino sono state poi la ciliegina sulla torta. Questo per sottolineare che l'operazione Calibro 35 aveva, e tuttora ha, una componente che va ben al di là della musica. E che di certo non si può ignorare.
Ora la band torna con un nuovo disco, intitolato "Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale". Una scelta che mostra quanto le atmosfere care a Tomás Milián non siano state abbandonate. Stavolta però ci sono un paio di novità grosse: anzitutto, "Ogni riferimento" è stato concepito e registrato a New York. I Calibro 35 si sono chiusi dentro gli studi Brooklyn Recording e Mission Sound, scrivendo i pezzi e mettendoli su nastro in soli cinque giorni. La band di Enrico Gabrielli - che nel suo curriculum vanta nomi come Mariposa, Afterhours e un certo Mike Patton - ha insomma dato libero sfogo alla sua (non comune) padronanza degli strumenti e degli arrangiamenti, cercando di sporcare il suo suono con le suggestioni della Grande Mela. Operazione riuscita? In gran parte sì.
Nonostante l'album sia quasi tutto firmato dal gruppo, il suono dei pezzi non è molto diverso dal passato. Le ritmiche funky, le fughe jazzy e i coretti che hanno fatto la fortuna degli esordi sono sempre lì. Ne è un esempio la spassosa "Uh ah brrr", con le sue chitarre surf e i riff di flauto di Gabrielli. Stesso dicasi per "Arrivederci e grazie", firmata Luca Cavina (l'altra metà degli Zeus!) e non a caso costruita su un bel giro di basso. La doppia titletrack, messa all'inizio e alla fine del disco in due versioni e due titoli diversi, sembra comunque uscita da un film di Franco Martinelli.
Insomma, i Calibro sono sempre i Calibro. Qua e là però le influenze della multietnica città americana si sentono: "New Delhi Deli", l'episodio più felicemente kitsch dell'album, sfoggia un bel sitar in primo piano. Così come "Massacro all'alba" è insolitamente sporcata di rock e psichedelia quasi stoner. I due omaggi cinematografici, stavolta, sono dedicati non a caso a due film ambientati a New York. "Passaggi nel tempo", scritta dal maestro Ennio Morricone per uno strano film chiamato "The swap", è riletta in chiave meno tragica e più metropolitana. Piccola nota: "The swap", film che ebbe per inconsapevole protagonista Robert De Niro, ha una storia molto curiosa, che per dovere di sintesi vi invitiamo a leggere qui. L'altro brano è invece "New York New York", uno dei temi scritti da Piero Piccioni per "Anastasia mio fratello", pellicola del 1973 diretta da Steno e interpretata da Alberto Sordi. Anche in questo caso, prevale l'approccio funky rispetto alle sonorità originali.
"Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale" è dunque il tentativo dei Calibro 35 di darsi una lunga vita musicale. Dopo aver "saccheggiato" i B-movie nostrani, il gruppo dimostra di saper anche camminare con le proprie gambe, mantenendo intatta la cifra stilistica. Certo, dalla loro Gabrielli e compagni non hanno più l'effetto sorpresa degli anni scorsi. Brani come "Il pacco" e "La Banda Del B.B.Q." suonano meno freschi rispetto agli esordi e il disco, alla distanza, non riesce a mantenere la stessa tensione per tutti e 12 i brani. Ma tutto sommato, questa è musica felicemente di nicchia, che richiede anche un po' di pazienza e un certo orecchio per essere apprezzata. New York ha dato una rinfrescata al suono del quintetto. Quale sarà la prossima città ad essere invasa dalla malavita funky dei Calibro 35? Si accettano scommesse. Illegali, ovviamente.


(Giovanni Ansaldo)
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