«FAST LIFE VOL.3 - Guè Pequeno» la recensione di Rockol

Guè Pequeno - FAST LIFE VOL.3 - la recensione

Recensione del 17 feb 2012

La recensione

Il mondo del rap è cambiato, radicalmente rispetto agli inizi, quando era tutto basato sul rispetto, il confronto, l’evoluzione e la ricerca. E’ uno step inevitabile, è successo a tutti i generi musicali nel momento in cui l’industria si interessa a un fenomeno che coinvolge ampiamente l’ambito giovanile andando ad condizionare l’immaginario collettivo di una generazione, qualcosa cambia per sempre. I Club Dogo hanno saputo interpretare le sfumature e gli aspetti più reconditi di una generazione di ragazzi cresciuti in un paese sempre più materialista e superficiale, annoiato e cinico, cavalcando l’onda e facendosi portavoce di questa generazione senza santi ne eroi. Fast Life Volume 3 è il terzo episodio di questa saga di mixtape dove il protagonista si concede il lusso di esternare gli aspetti più frivoli e disimpegnati del proprio percorso artistico, che man mano l’hanno portato a diventare una vera e propria leggenda del fenomeno rap mainstream italiano. Il vecchio Guè ha capito benissimo quali sono i segreti per catturare costantemente l’attenzione del proprio pubblico, sempre più vasto e a quanto pare sempre più giovane. Con una produzione incessante, spesso provocatoria e non proprio politically correct, non lascia passare troppo tempo tra un prodotto e l’altro, alimentando un mito che si consolida di giorno in giorno e che crea scalpore e nuove tendenze al tempo stesso. Ormai la qualità non è la caratteristica più attraente, bensì la quantità delle produzioni è quello che ti porta a stare veramente al passo. Le provocazioni lanciate da Guè e soci, in questo mixtape di tutte basi americane rilasciato a pochi mesi dall’uscita del primo disco ufficiale, sembrano voler rimarcare il concetto che non importa se bene o male, l’importante è che se ne parli. In questo dimostra di essere veramente figlio della propria città, che vive più di gossip e di pubblicità piuttosto che di contenuti e soluzioni reali. Nonostante Il Ragazzo d’Oro abbia dimostrato più di una volta di essere in grado di narrare i problemi e i disagi del suo tempo, in questo episodio – come nei due precedenti – sembra più voler lanciare bombe verbali che facciano esplodere polemiche e dissing di ogni sorta (vedi il pezzo con la spregevole rima omofoba di Salmo n.d.r.), con l’obbiettivo appunto di mantenere l’attenzione rivolta su di se. Obbiettivo raggiunto… per quanto fine a se stesso.

(Marco Mancini - Courtesy of RapBurger )
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