«CANZONI PER UN FIGLIO - Marlene Kuntz» la recensione di Rockol

Marlene Kuntz - CANZONI PER UN FIGLIO - la recensione

Recensione del 15 feb 2012

La recensione

Una brutta notizia e due buone notizie. Quella brutta: “Canzoni per un figlio” non è un disco nuovo dei Marlene Kuntz. Quella buona: non è né una “Best of”, né un repackaging dell’ultimo disco - pratica comune ed abusata quando si partecipa a Sanremo. Quella ancora più buona: è un gran bel disco.
Cos’è allora “Canzoni per un figlio”? Un insieme di canzoni del repertorio della band, rielaborate e riunite secondo un concept, quello della canzone con cui la band è in gara al Festival, ovvero i consigli di un padre ad un figlio. Di questa canzone non parliamo più di tanto qua: è una bella ballata, con la bella scelta di giocare più sui fiati (arrangiati da Roy Paci) che non sugli archi. E non parliamo della decisione della band di andare al Festival - ma c’è ancora qualcuno che si scandalizza? Comunque, ce l’han raccontata qua, con un po’ di ironia.
Parliamo di questo disco: canzoni del repertorio della band, dicevamo, rifrangiate (tranne due "Canzone in prigione", uscita solo su una colonna sonora, e "Un piacere speciale". Le canzoni sono unite non solo dal tema (esplicitato da brevi scritti nel libretto), ma anche dal suono. Perché “Canzoni per un figlio” ha un taglio molto diverso dal “Ricoveri virtuali e sexy solitudini”. In questo album troviamo i Marlene più vicini alla dimensione lirica ed intensa di “Uno”, una dimensione più cantautorale, che la band ha sempre avuto e affiancato al rock. Un suono, in questo caso, vicino all’acustico (come nella bella rilettura di “A fior di pelle”, basata su chitarre acustiche e archi) o sul piano (“Canzone ecologica” o “Bellezza").
Molto bello l’altro inedito, “Pensa”, giocata su chitarre ed archi. Ma il vero gioiello del disco è “Trasudamerica”, che perde la tensione elettrica della versione di “Catartica” per acquistare una dimensione tex-mex alla Calexico, grazie soprattutto ai fiati di Roy Paci.
Non fraintendeteci: le chitarre elettriche ci sono, come in “Lieve”, e soprattutto in “Io e me”. Ma sono al servizio dell’insieme, ed è l’insieme che funziona di questo album. E’ per questa dimensione d’insieme che non ci sono (e non ci potevano essere) classici del gruppo come “Nuotando nell’aria” e “Sonica”, che non c’entravano nulla con i temi delle altre canzoni.
Insomma: un buon modo per i Marlene Kuntz per presentarsi ad un pubblico nuovo con un prodotto rappresentativo (almeno di un lato del gruppo) e comunque nuovo, non di riciclo. Una buona occasione per i fan per riscoprire canzoni del repertorio in una versione nuova.

(Gianni Sibilla).
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