Mover - MOVER - la recensione

Recensione del 21 lug 1998

Lo chiamano rhythm’n’soul, o Northern Soul se preferite, e fanno bene, perché tanto il ritmo che l’anima sono gli elementi base di questo papocchio sonico a 360° che corrisponde al disco dei Mover. Giovani, vogliosi, brit a livello storico, i Mover si buttano nella pratica musicale di un suono che unisce la grande vena pop dei Beatles alle venature graffianti di Paul Weller, tanto con che senza i suoi Style Council (o i Jam, ma lì il discorso si fa già più serio...), musica divertente che non può che entusiasmare già dal primo ascolto. Certo, vi si chiede di passare attraverso la prova ‘umorismo&goliardia’, nel senso che il gruppo si prende in giro sin dai primi accordi, sopra i quali parte un coro di dubbio gusto che scandisce il nome "Mover": eh sì, c’è anche un po’ di vaudeville, che non guasta mai. Insomma, i nostri amici sono un po’ troppo casinari, e forse l’unica cosa che gli si potrebbe rimproverare è la mancanza di un po’ di determinazione e serietà musicali, mentre al contrario loro sfarfalleggiano un po’ ovunque, e non si accontentano di stare nel loro. Ma quando ci si mettono, e questo sul disco succede a sufficienza, i Mover ci regalano qualche bel momento, ironia e trasporto, un ritmo da ballare in casa, in ufficio o in macchina e qualche melodia allegrotta da cantare. Se non altro sono simpatici perché hanno voltato le spalle alla musica che tira in Gran Bretagna, quella coi cantanti svaccati che "non succede mai niente e la colpa è della società e della Regina". Qui pure non succede niente, ma almeno ci si diverte. Che è già qualcosa.

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