«GRANDE NAZIONE - Litfiba» la recensione di Rockol

Litfiba - GRANDE NAZIONE - la recensione

Recensione del 17 gen 2012

La recensione

Nessuna nuova, buona nuova. Massima sintesi come si conviene ai tempi di twitter.
Il polso trema sempre un poco all’annuncio di un nuovo disco di qualche “vecchio” campione. Per i motivi più vari e comprensibili è scontato che i giorni della gloria e dell’invulnerabilità siano solo ricordi buoni per impressionare il/la giovane di turno. Però l’uomo è animale più abitudinario, riconoscente e sensibile di quanto non si possa pensare. Tra le varie debolezze abbiamo in dote l’affetto. E’ questo il principale motivo del tremolio di cui sopra. E’ questo il motivo per cui, dopo aver ascoltato “Grande nazione”, possiamo prendere la via di casa con la sicurezza che i Litfiba sono ancora vivi e lottano insieme a noi.
Magari un pelino demagogici, ma lo sono sempre stati ed in fondo è un peccatuccio veniale e, in più, scagli la prima pietra chi non lo è. Magari un pelo caciaroni, ma lo sono sempre stati e sono sempre molto piaciuti anche per quello. Sicuramente ironici, altrimenti non avrebbero intitolato questo lavoro “Grande nazione” e una carriera intera è lì a testimoniarlo. Sicuramente autoironici, altrimenti Piero Pelù non si truccherebbe come Jack Sparrow o Keith Richards…che poi è la stessa cosa, sempre di pirati di lungo corso si sta parlando.
L’ascolto di “Squalo”, il singolo che ha anticipato di qualche tempo l’uscita dell’album, ha fatto temere il peggio e venire più di un cattivo pensiero. In tutta franchezza non è un grande pezzo (e Ghigo per primo lo riconosce dichiarando che forse è il peggiore dell’intera tracklist), contiene sì le principali peculiarità della band ma tutte in minore. L’ascolto di “Grande nazione” conforta innanzitutto sullo stato di salute dei due ragazzi (lo si può verificare nell'immagine in copertina): in piena forma vocale Piero e in piena salute chitarristica Ghigo. Ma l’ascolto di “Grande nazione” conforta soprattutto perché ha una unità, una solidità e una logica che ogni album con un progetto preciso alle spalle dovrebbe avere. Il tiro è decisamente rock, un rock di casa nostra, un rock immediatamente identificabile con i Litfiba lungo tutti i quarantaquattro minuti del disco. La linea dei testi pesca a piene mani dall’attualità politico-sociale e nei molti luoghi comuni della nostra grande nazione.
Una menzione speciale va ad “Anarcoide”, la canzone migliore dell’album (una "Maudit" venti anni più tardi) “; a “Tra te e me”, dedicata a tutti i te e me (ci piace pensare che i ragazzi se la siano autodedicata); a “Luna dark” e “La mia valigia”, le uniche vere e proprie ballate dell’intero cd.
“Grande nazione” non sarà un capolavoro ma, a ben tredici anni di distanza da “Infinito”, l’ultimo disco di inediti del gruppo, è una buona prova. Un album composto da canzoni che di sicuro funzioneranno molto bene nei live, complici slogan e ritornelli a profusione. Una prova quindi che soddisferà i loro numerosi tifosi ma che non mancherà di rendere felice anche la scena del musicale che lieta ringrazia innalzando al cielo un sentito Viva Litfiba.


(Paolo Panzeri)
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