«REVOLVER - T-Pain» la recensione di Rockol

T-Pain - REVOLVER - la recensione

Recensione del 16 gen 2012 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

Quarta fatica discografica per T-Pain dal titolo scritto esattamente così: “rEVOLVEr”. Fatica in effetti, perché per pubblicarlo ci sono voluti ben due anni e nel frattempo di canzoni sul web ne sono circolate parecchie. “rEVOLVEr” perché forse T-Pain vuole comunicarci a che punto è della sua crescita artistica dopo alcuni anni di onorata carriera. Verrebbe da pensare che l’invito che fu di Jay-Z in “Death of auto-tune” nel 2009 sia stato raccolto anche dal massimo utilizzatore di correttori vocali. Questa sì che sarebbe un’evoluzione. Spiacenti d’informarvi che T-Pain non molla. Lo considera il suo marchio di fabbrica e come tale anche in questo album ne fa uso e abuso. Ciò che cerca di fare in “rEVOLVEr” è miscelare tutti quegli elementi che possono alla fine risultare vincenti. C’è una lunga lista di collaboratori eccellenti, pezzi da club, una buona dose di ballate e sì, anche il suo amato auto-tune. L’album si apre con l’aggressiva “Bang bang pow pow” che ospita l’immancabile tocco rap di Lil’-Wayne a ricreare i fasti della loro abortita collaborazione chiamata “T-Wayne”. C’è poi Chris Brown che non è nuovo a collaborazioni con l’artista e che è reduce da un’annata nella quale non si è certo risparmiato in fatto di “featuring”. In “rEVOLVEr” è presente in due canzoni, “Best love song” e “Look at her go”. Piuttosto inflazionato anche Pitbull che in “It’s not you (it’s me)”, fornisce il suo tocco danzereccio al quale nemmeno T-Pain ha saputo fare a meno. Comprensibile il suo desiderio di cavalcare l’onda di quel sound che gli americani chiamano “euro-dance” che tanto imperversa nelle classifiche, ma in questo senso il numero meglio riuscito è “Turn all the lights on” che per calibrare al meglio usa intelligentemente la voce ricca di soul di Ne-Yo. Tra i numeri migliori del disco, la delicata (e senza pitch) “Drowning again” e il singolo “5 O’clock” che si direbbe nato attorno al campione di “Who’d have known”, canzone di Lily Allen che qui perfettamente si integra e che si avvale della partecipazione (stavolta autentica) di Wiz Khalifa . Tra i pochi esempi di vero r&b, seppur dal sapore un po’ datato, è la canzone “Center of the stage” che oltre al re del genere R Kelly vede anche il contributo di Bei Maejor, giovane talento del Michigan.
Insomma: quella parola “Evolve” tanto impegnativa e che si pone in evidenza chiaramente sulla copertina dell’album non trova purtroppo un riscontro effettivo nelle nuove canzoni. “rEVOLVEr” offre qualche spunto interessante, ma per il resto ci pare un deja-vu.

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