«GIVEN TO THE WILD - Maccabees» la recensione di Rockol

Maccabees - GIVEN TO THE WILD - la recensione

Recensione del 16 gen 2012 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Pubblicità ingannevole. Un esempio? i trailer al cinema. Spezzoni di due / tre minuti scarsi, costruiti a regola d’arte per farti abboccare. Tu ci caschi, il film te lo vai a vedere, e spesso e volentieri è tutt’altra cosa. Con i sequel solitamente si va sul sicuro, ma anche qui una certa percentuale di rischio rimane. Si sa mai che abbiano cambiato regista, sceneggiatore o quant’altro. Ok, per la musica vale lo stesso, e l’ultimo album dei Maccabees sembra rientrare nella categoria. Tra l’altro il parallelo in questo caso viene ancora più facile: intervistato dall’NME a dieci giorni dalla pubblicazione del disco, Orlando Weeks, voce e chitarra della band inglese, dichiara: “Il nostro nuovo “Given to the wild” sarà un album dal sapore fortemente cinematografico, un disco qualitativamente simile ad una colonna sonora”. Esce il singolo, il “trailer”, “Pelican”, e immediatamente partono le prime speculazioni su quello che sarà il disco vero e proprio: indie rock tanto genuino da essere quasi irritante, l’album che manca ai Kaiser Chiefs da cinque anni a questa parte, poppeggiante, divertente e tendenzialmente simile ai due episodi precedenti (il buon esordio “Colour it in” e l’ottimo sequel “Wall of arms”). I Maccabees colonizzano in quattro e quattr’otto radio e tv (MTV in testa) e la missione può dirsi compiuta.
Arriva poi il momento della pubblicazione vera e propria, e si scopre che quello dei Maccabees è un disco certamente di base pop, però fortemente caratterizzato da un mood sintetico, un’atmosfera soffusa, quasi vintage, che spinge il discorso addirittura verso lidi new wave e post punk. Avevamo lasciato i Maccabees perfettamente inquadrati nel loro sound, a fare i conti con il grande successo che li aveva fatti emergere (con merito) dal marasma indie quotidiano, li ritroviamo dopo due anni e mezzo decisi a fregarsene delle etichette e continuare imperterriti per loro strada. Un po’ come gli ultimi Editors, o i più recenti Horrors.
“Given to the wild” si compone dunque di tredici pezzi prodotti dal trio formato da Tim Goldsworthy, Jag Jago e Bruno Ellingham, quest’ultimo noto per aver lavorato in precedenza con LCD Soundsystem e Massive Attack (e già qui qualche campanello…). Poco più di cinquanta minuti di musica (!) che lasciano perfettamente intatti i favolosi crescendo (“Went away”, “Slowly one”, “Grew up at midnight”) e le tanto amate progressioni già apprezzate su “Wall of arms”. La melodia invece si fa più densa rispetto al passato, frutto dei dualismi voce / chitarra e voce / basso (“Child”, “Heave”) su cui poi vengono installati accuratamente gli arrangiamenti, con un’attenzione particolare agli archi e soprattutto ai fiati (“Ayla”). Spostati poi in primo piano i sintetizzatori (“Given to the wild (intro)”, “Go”), la sensazione generale è che anche quando la faccenda si fa più aggressiva (vedi l’ottima “Unknow”, probabilmente il pezzo migliore del disco in coppia con l’altrettanto valida “Forever I’ve known”), i Maccabees tendano sempre e comunque a tirare pugni a testa bassa e con il muso lungo, in barba all'indie rock divertito e commercialmente impeccabile della premessa. E se nei dischi precedenti le analogie stilistiche portavano principalmente ad un parallelo con gli Arcade Fire per carica ed intensità, questa volta tocca anche ai Wild Beasts (e al loro ultimo “Smother”) reggere il confronto (“Glimmer”, “Feel to follow”).
“Given to the wild” è l’esatta via di mezzo tra queste due realtà, un ottimo lavoro ben lontano dall’essere classificabile come semplice indie pop, o indie rock o chicchessia, che dimostra quanto i cinque di stanza a Brighton abbiano preferito, piuttosto che cavalcare l’onda di un successo replicandosi ad libitum, lavorare invece sullo sviluppo di un suono che, per quanto perfettamente già efficace, rischiava alla lunga di fossilizzarsi. Una scelta che certifica la maturità pienamente raggiunta. Un disco bello e appassionante. Trailer a parte.

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