«LIVE AT THE TROXY - New Order» la recensione di Rockol

New Order - LIVE AT THE TROXY - la recensione

Recensione del 09 gen 2012

La recensione

La storia del rock è fatta di telenovele, liti verbali, con le mani e nei tribunali, talvolta a mezzo stampa. Quella che ha coinvolto i New Order si è svolta soprattutto nelle dichiarazioni incrociate fatte ai giornalisti, con buona pace – ed un po’ di tristezza – di chi amava quella band nata per elaborare il lutto dei Joy Division e poi diventata una delle più importanti degli anni ’80-’90. Band che poi è diventata molto di più: quella che meglio di chiunque altro ha saputo trovare un modo di coniugare rock ed elettronica.
Sembrava tutto finito già nel 1993, dopo “Republic”. Invece si riunirono alla fine del decennio, producendo due ottimi dischi poco tempo dopo, quel gioiello di “Get ready” (2001) e “Waiting for the sirens call”, nel 2005. Poi le fratture, quelle di sempre, riemersero: da una parte Bernard Sumner e Stephen Morris. Dall’altra Peter Hook, “Hooky”, l’uomo che con il suo basso melodico si era inventato buona parte del suono del gruppo. Non se le sono mandate a dire, da lì in poi. Si sono ritrovati sporadicamente, per lavorare a ristampe e raccolte, ma ognuno per la loro strada – spesso insultandosi tramite interviste incrociate. Sumner ha formato i Bad Liutenant, Hook ha portato in tour i dischi dei Joy Division con un’altra formazione, The Light. Solo l’anno scorso, Morris aveva dichiarato al Guardian che non c’era futuro per la band.
Invece.
Invece, un paio di concerti di beneficienza lo scorso ottobre sono diventati quattro, poi cinque, poi altri programmati nel 2012. Il tutto senza Hooky – che si è ovviamente infuriato - ma con Gillian Gilbert, membro originario che non aveva fatto parte della reunion di dieci anni fa.
“Live at the Troxy” è la dimostrazione che quella che sembrava una reunion estemporanea sta diventando qualcosa di più: è la registrazione del concerto londinese dello scorso 10 dicembre, messa in vendita su un sito apposito, www.neworderlive.com , al prezzo di 11 sterline in digitale o 18 in doppio CD.
E il fatto è che la reunion funziona, eccome. Certo, fa un po’ effetto sentire il basso melodico di Hook riprodotto da un altro (Tom Chapman, già nei Bad Liutenant). Ma la band offre un suono compatto, che non fa rimpiangere quello dei tempi andati: la presenza delle tastiere delle Gilbert rende il tutto più equilibrato, una via di mezzo tra il chitarrismo degli ultimi dischi di studio e il sound più sintetico dei primi anni ‘90. Poi ci sono le canzoni, e quelle non si discutono, da “Regret” a “Blue monday”, da “True faith” (con una bella coda strumentale), a “Bizarre love triangle”.
La scaletta pesca anche in pezzi meno noti (l’intro strumentale di “Elegia”, "586"), e in brani dei Joy Division (che i New Order hanno sempre eseguito dal vivo, soprattutto “Love will tear us apart”). Spicca in questo senso la rilettura di “Ceremony”, uno degli ultimi brani scritti da Ian Curtis che fu anche il primo singolo dei New Order.
Il concerto ha qualche difetto: il primo è l’esuberanza di Sumner, che lo porta ad urlare nelle canzoni, dimenticandosi a tratti l’intonazione – un tratto che spesso ha avuto, sul palco: accettabile se si sta vedendo il concerto, meno se lo si sta ascoltando in differita. Il secondo difetto, è l'insopportabile pubblico inglese, molto sguaiato (ad un certo punto scatta quasi una rissa verbale a suon di urla tra Manchester e Londra, e lo stesso Sumner ne é spesso infastidito).
Ciò detto, “Live at the Troxy” è comunque un bel regalo per una band che davamo per persa. E’ vero, è una reunion parziale, ma dignitosa. In attesa dell’EP che uscirà la prossima primavera, con le ultime incisioni della formazione con Peter Hook, le outtakes di “Waiting for the sirens’ call”.

(Gianni Sibilla)


Tracklist:
“Elegia”
“Crystal”
“Regret”
“Ceremony”
“Age of consent”
“Love vigilantes”
“Krafty”
“1963”
“Bizarre love triangle”
“True faith”
“586”
“The perfect kiss”
“Temptation”
“Announcement”
“Blue monday”
“Love will tear us apart”
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