«BETTY WRIGHT - THE MOVIE - Betty Wright» la recensione di Rockol

Betty Wright - BETTY WRIGHT - THE MOVIE - la recensione

Recensione del 19 dic 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Avvertenze per l’uso: questo è un disco un po’ reazionario. Non è l’unico in circolazione, in questo periodo. Però è tra i più espliciti: si apre con un riff funky d'epoca, e lei, Betty Wright, che declama un’ode alla vecchia musica: “te lo dico, se vuoi solo campionare stai barando. Non stai neanche scrivendo qualcosa che rimane”, declama giocando sulla rima “sample”/”gamble”. La seconda canzone inizia con un parlato-dedica ai suoi nipoti, che nel resto della canzone vengono neanche troppo cortesemente invitati a piantarla di cazzeggiare con il gentil sesso, a trovarsi una “real woman” e diventare uomini.
Però, ce ne fossero di dischi reazionari come questi. Come è stato notato oltreoceano – dove il disco è uscito da qualche settimana, da noi si trova su Amazon – Betty Wright ha un po’ di “bitterness” da sfogare: è una voce storica della black music, ha avuto diverse hit, però non ha mai sfondato veramente. Si è trasformata in imprenditrice, discografica, autrice, produttrice (ha lavorato al disco di Diane Birch, tra le altre cose), ha fatto la vocal coach in qualche talent show d’oltre oceano. “The movie” è il suo primo vero album in un decennio. Ed è un disco del ritorno come si deve.
Perché fin’ora abbiamo omesso il particolare più importante: a suonare con lei queste “old songs” ci sono i Roots. Si, proprio loro, gli stakanovisti della musica, che giusto in questo periodo hanno pubblicato Undun il loro disco più ambizioso. E che tutti i giorni suonano come “house band” nello show TV di Jimmy Fallon. Hanno trovato il tempo di suonare con Miss Wright: tutto è nato da un’incontro quasi casuale ai Grammy dell’anno scorso, e ai prossimi Grammy ritorneranno: “Surrender”, una delle ballate più tradizionali, si è portata a casa una nomination appunto come “best traditional r’n’b performance”.
Perché, diciamolo: quando si tratta di spolverare il suono classico della black music, i Roots – che pure arrivano dall’hip-hop – non hanno rivali. A partire da operazioni simili a questo – il disco con Al Green del 2008, quello più recente con Booker T Jones, per arrivare a quel gioiello che era “Wake up”, con John Legend. “The movie” non arriva ai fasti di quest’ultimo; ma è un disco da non perdere se vi piace il genere, se siete amanti di generi come il “quiet storm” o più semplicemente la black music d'annata, rivisitata con un pizzico di modernità. La voce di Betty Wright – spettacolare – fa il resto, la sua personalità non si fa mettere in secondo piano né dai tanti ospiti, né dagli stessi Roots. Che forse, alla fine, danno il meglio di sé quando suonano con e per artisti: sfoderano un suono e una classe che davvero oggi possono vantare in pochi.
Insomma, una bella sorpresa: un gran bel disco che non ti aspetti, reazionario finché volete ma musica di altissimo livello.

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