«FALLEN EMPIRES - Snow Patrol» la recensione di Rockol

Snow Patrol - FALLEN EMPIRES - la recensione

Recensione del 28 nov 2011 a cura di Rossella Romano

La recensione

Arriva sempre il momento, nella carriera di una band, in cui, inesorabilmente, si è posti di fronte ad un bivio. Questo è stato anche il caso degli Snow Patrol , band dalle origini irlandesi ma di sede, ormai da anni, a Glasgow, Scozia. Nel 2009, dopo l’uscita della raccolta “Up to now” ed un tour mondiale, che li ha visti “aprire le danze” per gli U2, è sopraggiunto, inesorabile, per il gruppo, l’istante in cui si pensa di aver già dato tutto.
Così, il leader, Gary Lightbody, è piombato in una crisi creativa che lo stava mettendo davanti alla decisione di lasciar perdere tutto. Fortunatamente, il momento di sconforto non è stato troppo lungo e Lightbody ha ritrovato l’energia per scrivere non uno, ma due album.
Il primo ad uscire è questo “Fallen empires”, letteralmente “Imperi caduti”. Un disco che nel complesso risulta omogeneo, ma forse meno di impatto rispetto agli altri lavori della rock band. Più virato verso le sonorità elettroniche e le melodie pop, specialmente in apertura, il disco si apre morbidamente, e morbido rimane per tutta la sua durata.
Si sentono echi di Coldplay e qualche guizzo di Interpol, specialmente nei brani "The weight of love" e "This isn't everything you are". La title track del sesto lavoro degli Snow Patrol, insieme al brano “New York”, dedicato ad una città davvero cara a Lightbody, sono una sferzata di energia in questa onda melodica che ti culla. “Berlin”, invece, è una scelta curiosa: un brano semi strumentale, nel quale si sente solo un coro. Forse una sperimentazione, forse un brano che vuole rappresentare il panorama innovativo che ruota attorno alla bellissima città tedesca.
Degne davvero di nota sono “In the end” e “The symphony”, dove si possono ritrovare cenni degli Snow Patrol che abbiamo conosciuto sino ad ora, quel rock elegante e mai fuori luogo, mai esagerato, preciso in ogni minimo dettaglio. Le quattordici tracce si chiudono con due pezzi davvero diversi: “The president”, il cui testo è recitato come una lettera, letta per catturare l’attenzione di qualcuno di importante, e “Broken bottles form a star (prelude)", canzone totalmente strumentale e brevissima, che mette la parola fine al nuovo lavoro in studio degli Snow Patrol. “Fallen empires” è sicuramente un album ben suonato e ben cantato, ma compositivamente troppo poco vario.
A volte, per fare qualcosa di diverso, si rischia di insinuarsi in un territorio troppo spinoso e, per paura di sbagliare, si rimane a metà tra passato e futuro, rischiando di diventare un impensato ibrido. Gli Snow Patrol i numeri ce li hanno, eccome. Aspettiamo di sentire l’altro disco già pronto: di solito, dopo essere inciampati, ci si rialza, sempre.
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