Driven - THE DRIVEN - la recensione

Recensione del 15 apr 1998

Caciaroni, dinamici, con qualche anno di gavetta alle spalle che li ha strappati alla manovalanza in fabbriche di salsicce (è il caso del cantante Brendan) e con tanta voglia di arrivare, ecco presentarsi con questi album gli irlandesi Driven. Il gruppo di Limerick vanta già un discreto pedigree a livello stampa, visto che giornali come Metal Hammer e Kerrang! si sono letteralmente infatuati della band. Ad ascoltare l’album però non si capisce perché il riscontro per ora sia avvenuto principalmente su giornali di metal. I Driven suonano rock’n’roll abbastanza spinto, questo sì, ma siamo decisamente più visici al pop che all’hardcore o al metal. Piuttosto i ragazzi sembrano una versione smart e più aggressiva di quanto attualmente gira nei tubi del rock inglese: niente voce piagnisteo tipo Verve, niente spiritualità paranoica alla Radiohead, niente strafottenza da troppo cerume nelle orecchie alla Liam & Noel: qui il modello è piuttosto quello dei vecchi Ramones incrociati con qualcosa di Larry Blackmon dei Cameo. Riferimenti strambi, non è vero? Eppure i Driven filano via che è un piacere, con ironia e pesantezza quando è il momento giusto. Due brani su tutti, non fosse altro che per i titoli: "Jesus loves you more if you can drive" e "Hate the disco". Bravi.

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