"Th1rt3een", come promesso da Mustaine negli scorsi mesi, è decisamente più simile all'idea classica che si ha dei Megadeth come band e come concetto sonico. Thrash metal mai troppo veloce - spesso incline al mid tempo - contraddistinto da soluzioni tecniche cervellotiche, inusuali e a volte proprio sorprendenti. In tutto questo non mancano concessioni a una sensibilità più hard rock, che si palesa in giri e break melodici, di quelli che ti si stampano in testa a dispetto dell'inferno di riff dissonanti e delle parti così complicate da evaporare immediatamente.
Una cosa, invece, si può tranquillamente rimproverare a Mustaine; ma se vogliamo il problema deriva più dalle consuete necessità promozionali ante-uscita, che non da una mancanza vera e propria dell'album. Infatti il biondo chitarrista-cantante aveva più volte dichiarato in pompa magna che il nuovo lavoro sarebbe stato Megadeth al 100%, ma "diverso da ogni cosa che abbiamo mai fatto". L'esperienza ci insegna che, solitamente, queste affermazioni sono poco più che slogan da televendita... e infatti "Th1rt3en" non smentisce questa certezza guadagnata sul campo: si tratta di un disco molto Megadeth, ma non contiene nessuna innovazione speciale e inaspettata nel sound del gruppo. Anzi, se vogliamo è un sapiente collage del meglio (sia chiaro) di quanto il gruppo ha saputo fare in "Rust in peace", "Countdown to extinction", "Endgame" e "Risk": spacciare tutto ciò per un approccio fresco e inedito è una palese forzatura. E pensare che il materiale è senza dubbio buono, solido e a tratti esaltante... non c'era alcun bisogno di questa paccottiglia pubblicitaria.
Se vogliamo calarci totalmente nel culto dei Big Four del thrash metal, "Th1rt3en" è perfetto ed entra di diritto nella liturgia moderna: tra i quattro colossi che tutti conosciamo, quello guidato da Dave Mustaine è uno dei più fedeli alla propria storia gloriosa - tanto più in un momento come questo, che vede l'uscita dello spiazzante "Lulu" e trova gli Anthrax annaspanti, alla disperata ricerca di un sentiero che hanno (più o meno coscientemente) abbandonato da qualche lustro.
Se non siete superstiziosi e amate il thrash come solo i Megadeth lo sanno interpretare, non avrete difficoltà a calarvi nell'atmosfera tossica di questo album - che oggettivamente non farà la storia di un genere (visto che è già stata scritta quasi tre decenni orsono), ma lo perpetua e mantiene vivo in modo egregio.