«THE GREAT ESCAPE ARTIST - Jane's Addiction» la recensione di Rockol

Jane's Addiction - THE GREAT ESCAPE ARTIST - la recensione

Recensione del 31 ott 2011

La recensione

Da incendiari a pompieri, dall'alternative rock (è stato Perry Farrell a inventare il Lollapalooza) all'arena rock. "The great escape artist" purtroppo non lascia dubbi. Farrell s'è preso una sbandata per Radiohead e Muse , e i Jane's Addiction hanno reclutato l'ex produttore della band di Matt Bellamy, Rich Costey, per ridarsi una verniciata e mettersi al passo coi tempi dopo un'altra lunghissima assenza e un disco ("Strays", 2003) che, a dispetto delle ottime vendite, aveva lasciato interdetti critici e vecchi fan. Bisogna fare un passo indietro, e ricordare che a cavallo tra anni Ottanta e Novanta "Nothing's shocking" e "Ritual de lo habitual" avevano smosso gli oceani, generato scosse telluriche, provocato e scandalizzato: Farrell, il chitarrista Dave Navarro e gli altri erano piombati sulla scena come dei lanzichenecchi, pionieri iconoclasti di un nuovo rock abrasivo ed eccitante che esplorava un avventuroso sincretismo sonoro, un inaudito punto di fusione tra metal, psichedelia, post punk e new wave, incorniciato dall'aura freak e maledetta, un po' junkie e un po' neo-hippie, dei quattro. Oggi è tutto più normale, anche troppo: la voce di Farrell ha perso gli accenti più striduli, i ritmi sono meno convulsi e complicati, il senso d'avventura e di rischio si sono persi per strada. Prevedibile, e "The great escape artist" non è neppure un brutto album: semplicemente troppo "corporate" e standardizzato, per un gruppo che porta un nome quasi leggendario coltivato con pochissime uscite discografiche (questo è il quarto album "ufficiale" in 25 anni). La lingua che parlano i Jane's Addiction è cambiata, com'è giusto che sia: è diventata più comprensibile, ma attinge anche a un vocabolario molto meno ricco e sorprendente. E la produzione, con quel suono ultralevigato e lucidato a specchio ("bombastic", come scrive il quotidiano USA Today), certo non aiuta: "Underground", all'inizio, sfodera elettronica in abbondanza ed effetti speciali da videogame, "I hit you back" e "Twisted tales" si accomodano su innocui ritornelli cantabili (buoni per un concerto allo stadio, per l'ascolto in radio o per uno spot televisivo), "Ultimate reason" scivola in una grandeur ingiustificata, "Curiosity kill" è un dance rock gotico alla maniera dei Cult del tempo che fu. Più volte, a dispetto delle voglie moderniste dei quattro e del ricorso abbondante alla tecnologia, si sente nel disco aria di old wave, di Killing Joke e di primi Simple Minds (altro che Radiohead), con qualche strizzata d'occhio ai Red Hot Chili Peppers in "Splash a little water on it"(ci sta, Navarro ne ha fatto parte per qualche tempo e Flea ha ricambiato il favore suonando il basso nei JA durante il reunion tour del 1997). E' proprio Navarro, il guitar hero in cerca di rivalsa, a sollevare a tratti le quotazioni, con i suoi riff penetranti e i suoi glissando, qualche bell'assolo melodico e conciso, l'arpeggio ipnotico di "Irresistible force (Met the immovable object)" (che sembra un pezzo dei dEUS), i sussulti amfetaminici di "Words right out of my mouth" che ricordano i vecchi tempi. Stephen Perkins è sempre un batterista coi fiocchi e una forza della natura, ma l'assenza del basso di Eric Avery - a lui, pare, è dedicata la velenosa "End of the lies" - si fa sentire, a dispetto del blasone dei sostituti (il classico e il moderno della quattro corde: Dave Sitek dei TV On The Radio e il già colloaudato Chris Chaney, mentre Duff McKagan, ex Guns oggi nei Velvet Revolver, dopo una breve permanenza nella band sopravvive nei crediti come coautore di tre pezzi). E Farrell...Farrell oggi ha cinquantadue anni, è ancora un vulcanico, eccentrico freak impegnato per l'ambiente e la causa degli homeless, ma forse farebbe bene a cercare una strada, una sintesi diversa da questo "purgatorio che non è proprio rock'n'roll e non è proprio ballata" (così Jeff Clutterbuck sul blog The Valley Beat), così come fece subito dopo la prima dissoluzione del gruppo reinventandosi creativamente con i Porno For Pyros. Quando trovano la misura, per esempio nella desolata ballata "Broken people", i Jane's Addiction sembrano ancora trovare ispirazione genuina. Ma sono tornati, si direbbe, con un altro scopo: mettere a frutto una reputazione meritatamente conquistata in tempi antichi e prendersi la loro fetta di gloria sul mercato del mainstream rock.




(Alfredo Marziano)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.