Pare proprio che gli angeli abbiano parlato con due signori all'anagrafe erano registrati come John Dee ed Edward Kelley, che nel Sedicesimo secolo - seguendo quelle direttive celesti - scrissero la bibbia della magia Enochiana, un complesso sistema di rituali per evocare e comandare gli spiriti. E loro hanno evitato la stanza imbottita, con un colpo di classe, preferendo l'opzione di fondare una dottrina esoterica.
Cosa c'entrano queste faccende con la recensione del sesto album degli Absu ? È presto detto: "Abzu" è il secondo capitolo di una trilogia (iniziata con "Absu" del 2009) intitolata Enochian Magick System e tutta incentrata sulle teorie occulte della strana coppia Dee-Kelley.
Tutti sappiamo che gli Absu "così come il mondo li ricorderà" sono quelli degli anni Novanta (e di "Tara" del 2001, il colpo di coda magistrale); sappiamo che l'omonimo "Absu" del 2009 non è stato un ritorno impeccabile, né un album sfavillante; sappiamo che il tempo passa e l'ispirazione sbiadisce... insomma, i presupposti sono piuttosto penalizzanti. La realtà, però, va oggettivamente valutata e ci dice una cosa ben chiara: "Abzu" è un bell'album di black metal. Furioso, scuro, gelido, iperveloce, con riff che piovono a sorpresa e da ogni direzione - come stellette ninja lanciate da una banda di killer psicotici sotto anfetamina. E in questa sarabanda demoniaca emerge prepotentemente l'anima statunitense della band, che comporta l'utilizzo di soluzioni tipicamente death/thrash di matrice Slayer ed Exodus, giusto per citare due nomi seminali; un elemento che rende il tutto - pur restando ampiamente nei confini della musica di genere - meno scontato.
Un fattore non secondario che fa apprezzare "Abzu" è la scelta di non dilatare troppo i tempi, mantenendo la lunghezza totale dell'album intorno ai 37 minuti (solo sei brani, con una suite conclusiva che sfiora i 15 minuti da sola); non si fa in tempo ad annoiarsi, molto prosaicamente, e l'effetto è quello di un blitz lucido, conciso, mirato e letale.
Certo, forse manca l'alone esoterico, la cappa oscura e sovrannaturale che ha reso veri e propri classici album come "Barathrum: V.I.T.R.I.O.L.", "The sun of Tiphareth" e "The third storm of Cythraul", ma la sostanza è ottima e supera - di gran lunga! - in malignità e violenza il lavoro precedente, l'interlocutorio e già citato "Absu".
Per concludere, "Abzu" si apprezza molto, a patto di non incancrenirsi troppo nel far confronti col passato. Che è fulgido, glorioso e incancellabile... ma inesorabilmente passato. E poi, quante black metal band, dopo 20 anni di massacro sonoro, possono ancora vantare il tiro e la furia di cui questi sei brani sono intrisi?