«GREEN NAUGAHYDE - Primus» la recensione di Rockol

Primus - GREEN NAUGAHYDE - la recensione

Recensione del 06 set 2011

La recensione

Sono passati ben 12 anni dall'ultimo album dei Primus. Oggi, a distanza di tutto questo tempo, la band di Les Claypool è tornata all'ovile, rimettendo insieme la formazione originale e dando alle stampe questo "Green naugahyde". Per ricominciare quasi come se niente fosse, come se di acqua sotto i ponti non ne fosse passata poi tanta: e non è un caso se sugli scudi insieme al geniale bassista di sono tornati il chitarrista Larry LaLonde e il batterista Jay Lane, quest'ultimo uscito dalla formazione addirittura nel lontano 1989. A riportarci subito nel giusto spirito ci pensa però "Prelude To A Crawl", la traccia che apre il nuovo disco. C'è spazio solo per un basso fretless distorto, quasi che Les Claypool volesse subito far capire chi comanda.
La breve intro strumentale fa poi spazio al funk-metal-rock di "Hennepin crawler", dove fa capolino anche la voce dell'artista di Richmond, uno che ha studiato il metallo pesante tanto quanto Tom Waits.
Difficile non riconoscere il suo marchio di fabbrica. Tutt'altro che semplice non godersi questi intrecci ritmici complessi piacerebbero a Frank Zappa, se fosse ancora vivo, tra rullante, pennate di chitarra e i suoni armonici che Les tira fuori in modo convulso dal suo basso. Un gran bell'inizio. Così come il seguito di "Last salmon man", quasi demoniaca nel suo incedere. Non è un caso se il brano continua la storia del pescatore John, uno dei personaggi molto cari allo strambo immaginario della band e presente fin dagli inizi della sua discografia. Bellissimi gli stacchi cabarettistici che il pezzo riesce a costruire, così come l'assolo di chitarra di LaLonde, che lo rendono il pezzo migliore dell'intero disco.
Ma questa non è l'unica canzone buona del lotto. "Eternal consumption engine", con la sua satira politica sulla decadenza dell'impero americano, è uno spasso. Il singolo "Tragedy's a-coming", un titolo che sembra quasi fare il verso al folk impegnato anni Sessanta, funziona alla grande. "Eyes of the Squirrel" prosegue su tonalità più scure ed esalta i virtuosismi del basso, oltre però a dilungarsi troppo in una coda rumoristica che le fa perdere intensità. In "Jilly's on smack" è invece la chitarra a farla un po' più da protagonista con un riff tagliente. Stesso discorso vale per la hendrixiana "HOINFODAMAN".
Insomma, il giudizio sul disco non può che essere positivo. Les Claypool e compagni giocano in casa e si vede: tutto funziona, ogni arrangiamento quadra alla grande. Il problema semmai è più l'atmosfera generale che si respira:"Green naugahyde" è esattamente quello che ci si aspetterebbe dai Primus. Può suonare come un complimento, e lo è, ma ne rappresenta anche il limite. Non ci sono imprevisti, non ci sono scivoloni né lampi di genio in queste 13 canzoni. Questo disco piacerà moltissimo ai fan della prima ora perché torna al funk-crossover dritto e teso degli inizi, ma non porta grosse innovazioni. I Primus si trovano dunque a combattere con un paradosso: la loro ricetta sonora forse è talmente originale e fuori dagli schemi che, arrivati a questo punto, è davvero difficile da rinnovare. Certo, ci sono gruppi che farebbero la fila per trovarsi in questa situazione, ma tant'è.


(Giovanni Ansaldo)

TRACKLIST

01. Prelude to a crawl
03. Last Salmon Man (Fisherman's chronicles, part IV)
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