«ELSIE - Horrible Crowes» la recensione di Rockol

Horrible Crowes - ELSIE - la recensione

Recensione del 02 set 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Negli ultimi anni vi abbiamo parlato spesso dei Gaslight Anthem. Li abbiamo intervistati, recensiti, li abbiamo anche fatti suonare in esclusiva per noi e per voi. Tutto questo nella convinzione che siano una delle migliori nuove band in circolazione: un po’ fuori dai diffusi schemi del fighettismo indie-rock, e forse ci piacciono proprio perché così veraci e diretti.
Il loro ultimo album, “American slang” è uscito poco più di un anno fa... Ed ecco la scusa per parlarne di nuovo. Forse con un po’ di imbarazzo - perché qualcuno ci prenderà per matti ad insistere così tanto su una band - e sicuramente con qualche sorpresa.
“Elsie” non è un nuovo album dei Gaslight Anthem, ma il debutto degli Horrible Crowes, ovvero il nome del progetto parallelo di Brian Fallon. Vi abbiamo già raccontato la loro storia, non molto tempo fa : Fallon ha messo assieme questa nuova band assieme a Ian Perkins, musicisa inglese che negli ultimi tempi aveva fatto da roadie ai Gaslight Anthem, diventando poi di fatto un chitarrista aggiunto.
E’ la sorpresa è che questo è un disco vero, non un progetto parallelo. Un album persino migliore di molte cose dei GA. Fallon, qualche tempo fa aveva chiuso il suo MySpace, dove postava spesso canzoni acustiche, dicendo che “il mondo è pieno di cantautori e io voglio fare rock”. Deve averci ripensato, almeno in parte. Perché è vero che le influenze sprinsgteeniane si sentono nel singolo “Behold the hurricane”, con quel coretto epico. E magari anche in “Go tell everybody”. Però il disco è vario, scuro e in bianco e nero come la copertina: dal reggae di “I witneessed a crime”, alle atmosfere dark di “Cherry blossoms” e “Sugar”, al folk-rock di “Black Betty & the moon” al crescendo di “Crush” (forse uno dei momenti più belli del disco).
C’è che Fallon ha una penna cinematografica ed evocativa, in grado di creare un’ambientazione (quando non una storia) con una sola frase. E ha una voce imperfetta, ma terribilmente espressiva, sia quando si tratta di urlare, sia quando si tratta di sussurrare (come spesso avviene qua). E Perkins fa il suo, costruendo arrangiamenti sulla scrittura di Fallon, che suonano diversi da quelli dei GA, ma hanno la stessa radice.
Insomma una sopresa fino ad un certo punto, nel suo genere uno dei dischi migliori di questo 2011, la conferma di una delle migliori voci della nuova generazione rock.

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