«LIFES RICH PAGEANT (DELUXE EDITION) - R.E.M.» la recensione di Rockol

R.E.M. - LIFES RICH PAGEANT (DELUXE EDITION) - la recensione

Recensione del 12 lug 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ogni ascoltatore ha 4-5 dischi che gli hanno cambiato la vita. "Lifes rich pageant" è uno di quei dischi che hanno avuto questo effetto su molta gente, soprattutto oltreoceano: lo si capisce (anche) da quanto si sta parlando di questa ristampa, di quello che fu il quarto disco dei R.E.M. ed è tuttora uno dei loro migliori, sicuramente il migliore della loro prima produzione.
E' capitato anche a me: 25 anni fa un amico tornò da Berlino. Mi registrò una cassetta: da un lato c’era “By the light of the moon” dei Los Lobos, dall’altra un disco che aveva preso in Germania. Aveva una copertina strana, con una faccia tagliata a metà. Non fu neanche amore a prima vista, ma continuai ad ascoltarlo con regolarità. Rimasi anche un po’ interdetto da uno strano videoclip, con delle scritte e senza la band. La canzone, però, mi colpì subito: si intolava “Fall on me” e aveva una melodia e delle armonie vocali che… Nel giro di qualche mese mi ero innamorato di quella band. Il disco era prorio “Lifes rich pageant”.
Piccolo digressione personale per spiegare che non è semplice parlare del disco che ti ha fatto conoscere la tua band preferita. E meno ancora è facile parlarne in un periodo in cui quella band ha fatto scelte particolari. Però proviamo a riassumere i fatti: la “deluxe edition” di “Lifes rich pageant” arriva a pochi mesi da “Collapse into now”, disco che la band ha deciso di non portare dal vivo e di promuovere soprattutto sul web. Si tratta della quarta ristampa in tre anni. In cinque anni, la band ha pubblicato due dischi live, una compilation, quattro ristampe e due dischi di inediti e ha fatto un solo tour. Mette pure che i due album, “Collapse” e “Accelerate” sono di ottimo livello – le cose migliori dalla fine degli anni ’90, e che il “Live at the Olympia” è un gioiello. Ma gli elementi per parlare di riflusso produttivo di mezza età (la band ha quasi 30 anni di storia) ci sono tutti. Una sindrome che, peraltro, colpisce molti nomi di questo calibro, in questa fase.
Però poi ci si ritrova a riascoltare dischi come questo, anche dubbi come questo passano. “Lifes rich pageant” rimane ad oggi non solo uno dei lavori migliori del gruppo, ma anche uno dei momenti più alti di quel genere che andava sotto il nome di "College rock", che per importanza era paragonabile all'"indie" odierno: era da lì che vedevi arrivare il futuro del rock, era lì che si sperimentava lontano dai riflettori di MTV, che sarebbe arrivata solo qualche anno dopo alle chitarre.
"Lifes rich pageant" fu anche il Il primo disco della band veramente “maturo” dopo il trittico iniziale e il superamento della crisi del criticatissimo “Fables of the reconstruction”, ,che quasi aveva distrutto la band.
I R.E.M., per allontanarsi dalla produzione controversa di quell’album, scelsero di affidarsi a Don Gheman, produttore di John Mellencamp che prese il suono della band e riuscì a dargli un’impronta da rock più classico, più arioso. La band ottenne il suo primo disco d'oro e iniziò ad ampliare i propri orizzonti ed il proprio pubblico, portandosi avanti un percorso che avrebbe richiesto altri tre album e cinque anni prima di arrivare al successo mainstream vero e proprio.
Sia quel che sia, “Lifes rich pageant” contiene veri e propri capolavori, classici del repertorio della band: non solo la citata “Fall on me”, ma anche l’1-2 iniziale “Begin the begin”/”These days”, “Cuhayoga” (recentemente riletta dai Decemberists), pezzi vecchio stile come “Just a touch” e “Hyena” (che la band aveva considerato anche per gli album precedenti), inedite ballate folk come “Swan swan H”, che diventerà il canovaccio per molte canzoni future (recentemente “Until the day is done” e “Oh my heart”).
Questa nuova versione offre un secondo disco con ben 19 demo. Niente più dischi dal vivo del periodo, come nelle prime due ristampe di “Murmur” e “Reckoning”, qualcosa di più simile al disco “spogliato” della Deluxe edition di Fables. Là si trattava di una versione “live in studio” praticamente dell’album, qua si tratta di una raccolta più varia di 19 brani che comprende strumentali (tra cui “March”, che diventerà “King of birds” su “Document”), versioni alternative, qualche brano inedito, ma non troppo: solo “Wait” non è mai stata pubblicata ufficialmente, ma come buona parte di questo materiali è circolata abbondantemente su bootleg. Interessanti anche “Mistery to me”, “All the right friend” e “Bad day” (scritta in questo periodo, e poi reincisa nel 2002), tutte canzoni che rispecchiano il sound frenetico degli esordi della band.
In generale, tutto materiale abbastanza noto ai fan più accaniti, ma raccolto per benino in unico luogo. Le canzoni del disco, invece, suonano bene spogliate dalla produzione di Gehman, ma in realtà sono un po’ troppo simili alle cose incise negli anni precedenti. Il produttore, in quel caso, fece davvero bene ai R.E.M.
Insomma: se siete fan, non starete di certo a leggere questa recensione per comprarvi questa ristampa, che offre più di un motivo d’interesse. Se vi piacciono i R.E.M., ma magari vi manca qualche pezzo della loro discografia, questa ristampa è un’ottima occasione per riscoprire uno dei loro dischi migliori.

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